lunedì 31 dicembre 2012

Sepolture annuali




C’è quest’illusione, che una mezzanotte possa spezzare gli anni;
Una fata con mani e gambe di futuro
Da accompagnare a pisciare, nella campagna buia.

Là c’è una pala sporca di terra e sangue,
Un buco, che crediamo profondissimo.

Legato, imbavagliato, ben vestito,
una bottiglia accanto, per stordirlo,
Ci aspetta.

Noi lo crediamo intero,
Ma è solo,
parzialmente stremato.


mercoledì 26 dicembre 2012

Mute e immote


Mute e immote
Giorni e giorni, le pecore
Schiaccian il muschio.


martedì 25 dicembre 2012

Spettro tintinnante

Abbiamo vestito gli alberi, 
Dato forma alla creta e alla cera, 
Abbiamo farcito i piatti 
E le vetrate, 
Come se aspettassimo un applauso, 
O le nostre luci fossero chiavi 
Che spalancano la parsimonia. 
Dei corpi stanchi 
Ci sono avanzati il nervi, 
Le promesse,
Le stronzate;
Questo spettro tintinnante, invece, 
E' rimasto pelle e ossa: 
Da farne scempio
O da far tesoro.



venerdì 21 dicembre 2012

Galante galaverna

Galante galaverna, 
Ti diletti a crocchiare 
Su steli e cartacce, 
Distesa e lasciva, 
Come un felino di ghiaccio e fumo, 
Lucidando le campagne,
Argento e diamante degli spiriti 
Opulenti, 
Galante galaverna, 
Le mani ferite dalle unghie dell'aratro, 
Nel petto conficcati 
Alberi spogli ma non 
Ancora nudi, 
Galaverna galante
Con gli spifferi e le albe,
Tu,
Gentildonna
Senza dimora alcuna.


mercoledì 19 dicembre 2012

Mercanti

Voi, laggiù,
Venditori di cenere,
Voi,
Nella bottega degli assensi,
Le luci basse,
Le mani tese e nervose,
Con dita di parole
E unghie di lettere,
Scritte troppo in fretta.

Voi mercanti,
Che conoscete meglio
Di noi i templi e le fiere,
E le orecchie
E i vostri buoni affari.

Voi,
Che spolverate gli scaffali
Zeppi di tempo smarrito,
Di passi falsi,
Di passioni abbandonate,
Figli mai voluti,
Madri mute,
Esempi ignorati.
 
Noi,
Imbarazzati, 
Ci aggiriamo per i vostri esercizi
Come chi, forestiero,
E' entrato per errore e adesso fronteggia,
Timori misteriosi, per poter uscire
Senza comprare niente.


sabato 15 dicembre 2012

Sere anguste


Tergicristalli come braccia tese,
Rami stremati,
Ombrelli dalle costole spezzate
Ad aggirare il tramonto,
Con trucchi di bassa lega e bugie permalose.

Un'indole più adatta alla perplessità 
Che all'inganno.
 
Sono questi i nostri compagni
D'avventate
Invernali vanterie,
  In queste sere anguste.

Più cenere che fiamma,
Più strepito
Che bisbiglio,
Più arrivederci
Che buonanotte.


venerdì 14 dicembre 2012

Natale


Di tutte queste luci,
Queste scintille cave e solerti,
Che ammalano gli alberi,
Ammaliano le porte e le ringhiere,
Fanno del buio bandiera e del fiele
Disagio.

Di tutte queste comete,
Lucertole inquiete,
Che hanno perso la coda,
La sete,
Il nome e la via.

E di tutte queste facce di creta,
All'ombra di abeti giganti,
Vedo soltanto
Che il freddo non risparmia le rose
E sui fossi frondosi c'è ancora
La neve.
 


martedì 11 dicembre 2012

Stelle per bottoni

Come pensare i bottoni,
Che sono le stelle,
Vibranti e golosi,
A vestire il buio
E incollare la notte al cielo;
E immaginarli,
Senza vederli,
Dal letto o dalla parsimonia.
 
 Così
Invecchiamo da svegli,
Imperterriti,
Scontrosi,
Senza piana e senza bagaglio,
Ché il peso è tutto nelle rughe,
Nelle tazzine sbreccate,
Nelle fertili promesse mantenute dal crepuscolo,
Lui che più di noi
Ha rossori e finestre
Da regalare.

Ci restano soltanto i baci.
La neve,
Il tatto,
L'ilarità.


domenica 9 dicembre 2012

Mani di neve

Mani di neve
Spingono gli alberi
Senza spostarli


sabato 8 dicembre 2012

Canincorsa




martedì 4 dicembre 2012

Vieni

Tu, vieni qui, dài
A far capriole nel mio
Turbamento
Nuvola di mani e pelle
Gettata come un dado
Tra le bizze di un cielo goffo
Gonfio d'imbrunire.

Vieni qui, quieta e china,
Pace furibonda
Delle prigioni e delle viscere,
Tu come noi,
Più schiva e tesa,
Di ogni accennato
Sorriso di vano affetto.

Vieni qui, felina,
Porta con te il timore
E le unghie e i balzi
E tutti gli schricchiolii
Divorati dall'eleganza e dalla
Leggerezza.

Vieni,
 Grazia,
Non aspettare più.


giovedì 29 novembre 2012

Tu la conosci la pioggia, vero?

Tu la conosci la pioggia, vero? 
Ti ho vista, mentre le guardavi il culo,
che rincorreva il frusciare 
Di una bicicletta;
Avevi contato tutte le gocce, 
Scardinato le porte delle prigioni 
Attorno alle pozzanghere, 
Guardato l'asfalto
Mentre si riempiva di specchi,
Per rubare la modestia ai crepuscoli
E la pazienza alle nubi.
Ti ho vista disegnare 
Una cattedrale affollata
Nel vetro appannato di una birreria.
Avevi suonato gli scrosci,
Donato bicchieri di sete
Alle mani sporche della noia,
Avevi calpestato le magie
Con piedi di gioia 
E di beltà.


sabato 24 novembre 2012

Case, paesi

Avranno volti corrosi, ammuffiti;
Occhi scrostati, cigolanti;
La voce nascosta da una maniglia
E cammineranno sulle gambe delle sedie,
Cercando la carezza ombrosa delle fronde.

Il tepore dei muri
Si perderà in chiacchiere da nulla 
Con l'autunno
E i suoi piccoli becchi
E il fumo dei suoi comignoli,
Nasi adunchi e spigolosi.

Li abiteremo, questi visi,
Fuori e dentro dai loro sorrisi sdentati,
Come preghiere pagane
E silenziose.


venerdì 23 novembre 2012

Rotte

 
Fallimmo, 
Nel circumnavigare il cuore 
Delle tenebre e dei leoni. 

Imbarcammo valigie troppo anguste, 
per la fantasia, 
Fummo costretti a usare secchi, 
Pentole,
Bicchieri, 
Pativamo la fame e la sete, 
Non avevamo di che liberare la stiva, 
Dai topi e le sirene, 
Troie bugiarde e suscettibili, 
Latravano impunite. 

Così navigammo a vista,
La bussola adoperata come fermacarte, 
Per le lettere 
Che non avevamo il coraggio di scrivere. 

Le schiume attechivano agli oblò 
E le scacciammo a sputi.

La rotta, 
Cieca e dolente, 
Era un gigante spossato, 
Abbrutito,
Su un letto schiavo dei venti, 
E delle maree.


martedì 20 novembre 2012

Musi

Ti penso scrivendoti,
Come brezza che verga la rena, 
Con sottili, 
Sconfinate, 
Innocue serpi 
E bastioni issati
Da un pettine o una zampa
Di pellicano;
 
Come la vena,
Che strema la foglia,
Nella piega che arraffa
La melanconia di novembre.
E scrivendo ti temo
Tu che a difesa del sacro
Hai schierato il profano;
 
E temi le scale, 
I colori, 
E mal sopporti i tris, 
I jolly, 
Il profumo dei fiori e sempre, 
Alle muse, 
Preferisci i musici, 
O i brutti musi.


lunedì 19 novembre 2012

Autunnità




domenica 18 novembre 2012

Viale inalberato




mercoledì 14 novembre 2012

Stelle, guerre, grazie e grazielle

Capita che è tardi ma il sonno è sogno e si fa desiderare, e così capita che ti stupisci di quanto bella sia ancora Let me in degli Rem, infilata in quel disco che non ti soddisfece, ma capita che alla fine, nel pomeriggio, una brutta giornata poi non è stata, che come al solito le guerre si fanno sulle biciclette con una borsa della spesa con troppe bottiglie e una vodka in sconto che però non si rivela un affare, ma capita che capire di non saper fare un video dritto ma trovarlo bello anche di lato per poter scoprire che poi, il computer fa tutto lui e te lo drizza, è divertente. Come è divertente quel capolavoro del '24 che di nome fa Puh, che ti fa ridere e ridere e lo leggi facendo una pedalata ridicola, al parco, sudato, dopo corso, con il telefono da una parte e un integratore dall'altra e tua madre, davanti, che insulta le rumene e si sbraccia come uno spaventapasseri impazzito per pedalare anche lei e vivere, forse chissà, qualche anno in più sulle proprie gambe. E capita che potevi andarci in macchina, a fare la spesa, ché la graziella non è fatta per fare un paio di km, e potresti vestirti di più, ché le vecchiette no, non amano le tue gambe pelose e ancora troppo muscolose, e capita che ti guardino male anche in cassa, ché per loro fa freddo sempre anche se sono sempre al caldo e allora forse è perché non hai poi, questa gran spesa, che tra bottiglie e patatine fan trenta euro, e per fortuna che ci sono i wurstel a fingersi interessati, e interessanti, e capita che al ritorno non vedi l'ora, correndo, di metterti lì a pedalare, con due bambine già troie sulla schiena, che pure ridono, de il Poh, ma non per gli stessi motivi tuoi, e capita che poco importa se goccia un po' il cielo, ché lui goccia senza piangere mail e ti promette stelle, che adesso, là fuori, a te che di stelle ne hai abbracciate alcune, le vedi tutte e conti alcune, un due tre, poi via, sotto le coperte, dopo aver cambiato la sveglia per svegliarti prima, che poi, no, di dormire ancora no, magari chissà, un pensiero ultimo, da mandare a qualche cometa lontana, un capitolo di Poh, che è più bello di quanto te lo potevi aspettare, come i giorni passati, a saperli perdonare.
 






lunedì 12 novembre 2012

Accompagnare i marciapiedi

C'è più pioggia che bugia,
In questa sera travestita d'autunno, 
Giunta a piedi e stesasi 
Quasi subito, 
Davanti al viso caldo del nostro focolare; 
Non badiamo al suo scrosciare, 
Non badiamo ai fiumi minuscoli 
Che portano le foglie ad accompagnare i marciapiedi; 
Ciò che non ci fugge tuttavia è il livore 
Dell'asfalto e della segnaletica, 
La mano aperta del baro 
E del villano, 
I pugni chiusi dell'innocente 
E del reo; 
Ciò che non sfugge è l'indole fragrante 
Della nostra superficialità, 
Dell'imprecisione, 
Dell'orgoglio vestito malamente. 
A essi consacriamo i muri
Intrecciati a giorni

E giorni
D'immobilità.


domenica 11 novembre 2012

Motivi autunnali

Aspettavamo l'uragano, 
Vermiglio e ocra e turchese, 
Tra sterno e sterno, 
Senza assaporare le pietanze del tempo 
E della ragione. 

Ingoiati, 
Come fiumi sussurrati, 
I miracoli della galaverna e dell'imbrunire, 
Ridevamo delle ombre, 
Applaudite e poi obliate, 
Nella loro scimmiesca posa. 

E rinchiudevamo 
Con bottoni e occhiate 
E unghie e cuscini, 
I cuccioli rubati al pianto, 
Lasciati a morire di fame e sonno. 

Fuori, 
Nel fuoco fatato delle foglie, 
L'autunno fischia un motivo, 
Che stentiamo a fare nostro.


giovedì 8 novembre 2012

La mano

Vestiamo la mano di una carezza,
La mandiamo via,
Vagabonda,
A perdersi sulla schiena,
Le abbiamo riempito le tassche di un fruscio,
Che volevamo voluttuoso, 
Ma che il sollievo
Ci ha restituito caldo
E timoroso.

E con la stessa mano,
Abbiamo ingravidato le labbra
Di un sorriso,
Di un bacio,
Di uno schiudersi borioso e della pienezza
Che ha la panna nell'istante
In cui sfiora il palato.

E c'è ancora la mano, 
Con un dito, stavolta,
A scortare un palpito superbo,
Dall'ombelico fertile,
Alle forastiche
Valli del sud.


mercoledì 7 novembre 2012

L'immensa sete bambina

Nel bagaglio confuso di memorie,
Impolverate,
In attesa,
timorose,
D'esser riposte o gettate, 
Scorgiamo i luccichii.

L'acqua delle fontane, per l'immensa sete bambina;
L'incanto delle torte, la magia dei palloncini.

Un bacio insperato, un amico morto e dimenticato;
Un diario, una bicicletta, una serata orfana dei confini.

E disillusi,
Dal letto,
Sbirciamo il futuro di domani,
Che ha la valigia vuota
E le braccia
Senza mani.


martedì 6 novembre 2012

Piove novembre


C'è un vento caldissimo e una pioggia,
Che pare un teppista furioso;

I campi inzuppati si liberano delle rughe,
Le grondaie gridano i loro starnuti,
Ma hanno scordato i sonetti;

Le foglie preparano quasi tutte una valigia,
Le fronde tolgono dalle tasche gli inchini;

L'asfalto ha una poesia da mandare a memoria,
Sul vetro picchiettano le unghie dei sogni.

Il buio è un colore, la stella un puntino,
La buonanotte un mistero, che si rivela al mattino.


lunedì 5 novembre 2012

Piogge grigie

Il grigio del cielo piove come una tomba,
Che ammalia i fiori, i santi, i pianti e le preghiere;
I piccioni si riparano
Davanti alle finestre chiuse,
Le chimere nei cassetti
Tra batterie mezze scariche,
Elastici, mozziconi
Di candele,
E viti che non reggono più
Ingranaggio alcuno.
I tergicristalli lavano la faccia al mondo,
Le pozzanghere spalancano le braccia,
Con l'aria di chi è sazio,
Ma se deve
Mangerà ancora.


sabato 3 novembre 2012

In faccia alle sere

Novembre si veste con un cappello di muschio,
Gli occhiali ha smarrito
Nel letto di foglie;
Si è attardato a dipingere persiane
Sulle finestre e sotto le palpebre
Occhiaie, sbadigli e labbra pensose.
La pioggia sorprende,
Con gesti da diva
E un barbaglio di luna
Solletica l'imbrunire:
Mare crudo e festoso,
Dipinto in faccia alle sere.


venerdì 2 novembre 2012

Ciò che ci lega

Una mosca vola sulla Luna con ali di cristallo,
Un ragno cala da una nuvola senza toccar terreno,
Agiti le mani per plasmare dalla nebbia il viso di una fata,
La pioggia si attarda a riposare nelle pozzanghere per specchiare 
Gli allocchi e le poiane,
Non c'è lume che ci leghi,
Né umore, o infezione, né strada o dedizione.
Solo un viottolo d'erba calpestata:
Uno squarcio nel prato,
Una formica
Risparmiata.


martedì 30 ottobre 2012

Verranno i bambini

Verranno i bambini,
Con le loro facce piene, le gambe stanche,
I visi sempre pronti
A farci credere di assomigliare a qualcuno.

Verranno i bambini con i sorrisi in mano,
Per accecare, stordire, 
Strappare i denti dalle labbra 
E correre via
Ad acchiappare aquiloni e spettri.

Verranno per desinare,
Verranno soli,
Verranno addormentati.

Verranno i bambini con pietre nelle tasche,
Con i piedi per terra
A spingere via le formiche e
Le serpi.

Verranno fino a noi,
Verranno a prenderci, a dire basta,
A farci indossare versi e vesti
Che gli abbiamo riservato
Prima dei bambini che non saranno più.


domenica 28 ottobre 2012

Quatte quatte, le foglie

E c'è una luna che pare moneta
Truccata,
Come andasse a una festa.

Quatte quatte le foglie,
Leggere, affannate,
Sorprese a bighellonare
Tra fossi e giardini
Salutan con graffi e piroette e schiocchi e inchini.

E un vento seduto
Ad aspettare il mattino
E' freddo e stregato,
Come per il pesce
Il cammino.


sabato 27 ottobre 2012

Le galere

Diluvia.

I corridoi si sono alzati in piedi,
Sbirciando dai tetti
I boschi lontani.

Le galere,
Governate dai prigionieri,
Danzano di tamburi e tempeste.
Non ha grazia il remo,
Quanta ne abbia una goccia,
Un vortice,
Una gorgone.

Eppure dei mari, noi,
Godiamo più delle conchiglie
Che di scogli
O sale.


mercoledì 24 ottobre 2012

Coperchi per mani

 
Dai banchetti sale l'odore degli arrosti
Di chimere,
Il crocchiare degli spiedi
Su cui cuociono fauni e ninfe,
Mentre le sirene grillano nell'olio, impanate,
Schizzando i manici delle forchette e le orecchie
Dei cucchiai.
 
Spettri di briciole
Danzano un tintinnare di stoviglie.
Un mare di latte e caffè e bollicine
Si agita intorno a scogliere taglienti
Di venti pigri
E scogliere imbronciate.
 
Le dita
Sono un pezzo di mano,
Le unghie il loro coperchio.


lunedì 22 ottobre 2012

Ninnoli e cianfrusaglie

Continuo a sfiorare
L'ora del lupo,
In quest'anno infecondo.

Alle giornate rubo dalle tasche
Ninnoli e cianfrusaglie:
Uno scoiattolo che attraversa;
Un mostro buono, disegnato sugli appunti;
Una foto, 
Un caffè,
Un abbraccio inaspettato.

Di là,
Nel lavandino sguazza una sirena,
La Via Lattea chiede a gran voce
Biscotti e cucchiai
E una musa dalle mani ossute
Ha cominciato a vuotare la zucca,
Il sacco
E le tasche che avevo
Riempite appena.


Mani per sonno

Tori Amos,
Lampada e comodino,
Un libro che non parlerà,
E mani gentili
Di lana e flanella,
Pronte per afferrare gli incubi
E farne ombra chiara,
Da sciogliere nel quotidiano tepore delle similitudini.
Nel vuoto,
Tra una nuvola e una pioggia
Di polvere,
Ci sono mondi da scegliere;
Uguaglianze da esplorare.


sabato 20 ottobre 2012

Tombe crepate

Mi sono preso sulle spalle la notte,
Con tutte le sue lune
E le spine cadute dall’ombra.

Sulle spalle della sera
Ho poggiato la lama,
Le carte,
La mano vincente
Senz’unghie, né rughe.

Spalle al vento,
Ho lasciato i criteri,
Le foglie, le vele;
E tombe crepate da seppellirci ogni tasca
E ragione.


venerdì 19 ottobre 2012

Labbra come un mare

Sei comparsa come una luce,
Come il profilo di un viso conosciuto,
Come la mano
Che cerca il bicchiere per cercare la mano,
Come l'attesa dell'abbraccio,
Come la sete,
Come una parola pronunciata male
Distratta dal pensiero,
Come la collana di sorrisi
Che ti vorrei mettere in tasca
Per quando mi allontano.
 
Eri con me sulla sedia vuota:
I seni al petto,
Le labbra come un mare
Sconfinato
Solcato
Dai cuori delle nostre navi


sabato 13 ottobre 2012

Taglie, pensieri, cinture

Succede che ti alzi la mattina, e la sera prima sei stato al mare perché eri come una pietra, che vorrebbe muoversi ma non muoversi, un sasso che per natura è fermo ma può essere lanciato e non conosce salita, ma solo discesa. E succede che il mare nemmeno l'hai guardato, che non sei andato ma ti sei fatto in un qualche modo portare, ma la birra sulla risacca è cosa buona, e la schiuma è uguale alle onde.
E succede che non dormi poi, ma vegli e scrivi due frasi, ché a te, per due frasi, servono due ore, e poco importa che ti sprofondino nella notte, le scrivi e okay, così sia, per una volta. E già in quelle due ore, nel piatto, nella bottiglia vuota, nelle mani sporche, nelle canzoni vecchie, c'è che qualcosa di meglio l'avrai, nel dentro, il giorno dopo. Perché la mattina, dicano ciò che vogliono, è sempre forte, sempre luminosa, anche quando è grigia, come oggi, che un velo di pioggia ha coperto le sedie, l'erba e le pigrizie.

E lavi i piatti dei wurstel, la forchetta, il cucchiaio della nutella, getti la bottiglia della birra, e poi lavi la tazzina del caffè, quella del latte, quella dello yogurt, quella della carne schifosa dei gatti, e ti chiedi che diavolo di giornata sarà se tutto questo tempo serve a risistemare poche cose semplici e insignificanti fatte da poco. Ripensi a tante cose e cerchi di farne troppe, viviamo così, alcuni, che tra mille cose cattive a volte ne finiamo una buona, come il libro, come portare tua madre al parco, come il dispiacere per non riuscire a leggere più, o quello per aver letto troppe volte male, o malamente. Ma son cose piccole, cose da salutare, come il mare dopo l'ultimo bagno, o quelli con cui non hai, più nulla di colorato da dire.

E poi ti rendi conto che i pensieri tuoi, della tua taglia, non sono stati mai, ma meglio più grandi, sì, che una camicia la puoi sempre ficcare dentro i pantaloni o correre, per le tue giornate, tenendoteli stretti con una mano, o meglio ancora, trovando una cintura, ché quelle sì, è più facile, anche se la gente si limita alle corde e agli elastici, ché le cinture, si sa, non sono mai del tutto giuste, per i pensieri nostri. E pensi che di cinture te ne servirebbe più d'una, per i tuoi pensieri, se vuoi correre un po', e non sono poi cinture che si comprano, e magari, rifletti, apri un'anta dei ricordi, e ti rendi conto di averne già.

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Qui il post sui pensieri di gelo
Qui il post sul Salvadeat


lunedì 8 ottobre 2012

Astronauti


La pioggia si attarda
Sui vetri e sui profumi,
Il passo,
Ciondolante,
Appesantito da scarpe
Troppo pulite,
Cade in superfici di vuoto.

Siamo astronauti
La gravità intorno
Fatta di bicchieri e ghignate,
Di silenzi profondissimi,
Di un letto, un libro, un sospiro.

La bandiera, ci sovviene,
L'abbiamo dimenticata:
Un'auto
Parcheggiata allo stadio 
Delle perplessità.


domenica 30 settembre 2012

Mi sei cara, tu

Mi sei cara,
Tu,
Che hai raccolto la messe dei miei sogni
Con una falce di luna.

Mi è cara l'assenza,
Pallida addormentata,
Sul parabrezza vestito di buio.

Ospiti un viso sul seno,
Come fa il cielo con l'imbrunire.

Delle mani storpie del fato,
Hai fatto ramo
E terra, in attesa
Delle ombre dei germogli.


sabato 22 settembre 2012

Topinambour per samurai

Succede che a volte fai scelte, a magari così, nemmeno si vede, o si capisce, o non le fai proprio e ti piovono addosso. Scelte che possono portarti persino ad avere i fiori nel culo, o qualcosa di simile.
Stasera è andata così.
Per dire, una delle scelte è di passare a vedere dei miei. Di trasformare il vivi con i tuoi a I tuoi vivono da te, così, tanto per dire che puoi rinunciare ad alcune cose per allungargli un po' la vita o, per lo meno, fargliela più felice. E così ti capitano momenti belli, quasi perfetti, una sera di un sabato in campo di mais già raccolto, dietro casa. 
Momenti che pensavi di aver perso, facendo quelle scelte.
Perché sì, non facendole, io stasera sarei stato davanti al mare, dopo corso, a fare il bagno, respirare il sale e guardare il tramonto, dopo aver letto tutto il giorno.
E invece no, è capitato altro. Un momento diverso ma non per questo meno perfetto.
E perché capitino, momenti come questi, serve che varie cose finiscano al loro posto, come quando butti una manciata di monetine nel coso automatico dei caselli autostradali e, misteriosamente, l'importo è quello esatto, e la voce della tizia ti dice: "Arrivederci".
E pensavo, stasera, alle cose che sono finite al loro posto, tante e tutte insieme.
Che ho cominciato a fare la corsetta della sera, che adesso faccio dietro casa, e non vado più al parco, che insomma, non lavorando è meglio risparmiar benzina, e poi, ho preso il vizio, adesso, di andare a correre con una borsa che lascio in un campo di mais già raccolto, all'andata, per fermarmi al ritorno e raccoglier pannocchie. Perché sì, a volte ti devi arrendere e pensare che sono delle fatiche inutili, che fanno le persone felici, e tipo mia madre è felice se tiene le galline e pure due oche.
E insomma... con che cuore gliele faccio ammazzare ora che non cammina poi tanto? E allora stasera mi son fermato, al quasi buio, a raccoglier pannocchie abbandonate, e per giunta avevo appena ascoltato il vecchio Stone Temple Pilots, correndo, il secondo, gran disco, quello con Vasoline e Interstate Love Song, per capirci, che sono ascolti che ti mettono sempre di buon umore. 
Epperò son successe due cose.
Una è che era pieno di margheritone gialle, che poi, mi hanno informato dalla regia, sono i topinambour, e io che sono un tenerone e mi piace avere i fiori di campo sul tavolo, ho pensato di raccoglierli, che poi, così, glieli porto anche alla vecchia, ho pensato, che quella schifa i fiori acquistati in fioreria come la peste e vuole solo fiori di campo, dovessero anche essere spinosi e velenosi. E perché non accontentarla anche in questo?
Insomma, lascio la borsa e vado a prendere 'ste cazzo di margherite, mentre buieggia già, e scopro che non è per niente facile strappare i fiori a mani nude. Devi trovare un modo, una tecnica, e comunque vada ti scortichi il mignolo, o almeno così mi è successo. E allora ecco che poi penso, Ma dove diavolo li metto 'sti fiori adesso? Sono coi ciclisti, e quindi ottimo, dico, li infilo fra mutande e pantaloni, sul sedere, di traverso. E pure lunghissimi li avevo raccolti, i gambi, ché tanto li avrei tagliati dopo.
E succede, altra cosa, che il cd degli STP termina e riparte l'ipod con i Blind Melon, e io mando avanti fino ad arrivare a No rain.
Ora... non so se avete presente, ma No rain è una canzone che ha qualcosa di magico. No rain è gioia. Inutile discuterne, è quel timbro, quell'attitudine alla leggerezza, e quel titolo, poi, che alla fin fine, è la speranza di tutti noi, se la nostra vita fosse una previsione meteorologica. E allora, mentre finivo di riempire la borsa ascoltavo a ripetizione No rain e mi sono accorto, anche, che c'erano un sacco di pipistrelli. E mi sono ricordato che sono belli, con quel loro volare inguardabile, che non riesci a seguire. 
E così, mi sono come visto da lontano, tornando, nella penombra, ancora sudato, circondato da zanzare, con questo enorme mazzo di fiori che uscivano di sbieco dalla schiena come la spada di un samurai, con una borsa di plastica, bianca, gonfia, che mi segnava le dita, con due pannocchie nell'altra mano, ché mi è sempre piaciuta la consistenza dei chicchi, da accarezzare, e nelle orecchie No rain e sopra la testa i pipistrelli, in voli eclettici.
E mi son detto che se ero un guerriero, di questa guerra che andavo a combattere, di qualunque si fosse trattata, non potevo che essere che dalla parte giusta. 



mercoledì 19 settembre 2012

Denti al cielo


Il sonno ha più fame della sete,
I muri scappano
Con passi lunghi intere città,
Sono cresciuti i denti al cielo
E su tutti gli specchi ha sorriso una crepa.

Solo le finestre hanno ancora qualcosa
Da dire:
Storie di segreti,
Inganni di nuvole,
Bugie che hanno trafugato
Alla verità.


martedì 18 settembre 2012

Parole sulla lingua

Ora che ci hanno regalato una voce,
Ce l'hanno spalmata sulla lingua,
Abbellita con parole che non pronunciavamo mai,
Vergognosi,
Timidi,
Travestiti di ilarità.

Ora che ci hanno venduto
All'asta dei giorni,
Contesi dai minuti,
Disarmati,
Frettolosi,
Bravi a disegnare le smorfie di uno sbadiglio.

Ora che abbiamo misurato l'insensibilità
Dell'affanno,
Le sue spine,
Il volto corrucciato,
La pronuncia incerta.

Ora che non è ieri,
Né oggi,
Né domani,
Né dopo..

Ora


venerdì 14 settembre 2012

Affacciati al buio

Gli alberi,
Pioppi e salici e acacie,
Si affacciano al buio con braccia deboli 
E mani aperte, 
A difendersi dai fanali,
Dal grecale, 
Dai capricci, Dagli inverni, 
Inutilmente. 

Gli acquazzoni, 
Le scarpe inzaccherate e una canzone tra i denti, 
Se ne vanno prima di sera: 
Ci lasciano soli 
E mal accompagnati.


venerdì 7 settembre 2012

Corvi...




venerdì 31 agosto 2012

Cacca con le cuffie? No, l'algoritmo della cintura.

Questo post si doveva intitolare Cacca con le cuffie e voleva raccontare dell'altro giorno, lunedì, che ero andato a fare una corsa, con il secondo intento di raccogliere more di rovo per la marmellata, mi scappava la cacca e l'avevo fatto in the campi, senza togliermi le cuffie dell'ipod, e siccome era a fine corsa, avevo la macchina a portata di mano, un bel torrente d'acqua fresca, un sacco di libellule e i vecchi Linkin Park nelle orecchie, avevo pensato a quel bel momento, così, che anche la cacca, se la sai prendere, ha il suo fascino e noi, troppe volte rinunciamo a dare il fascino alle cose che potrebbero averlo.
Poi non ho fatto in tempo, e allora siamo arrivato all'altro ieri ed ecco che è accaduta la cosa della cintura, che mi ha fatto venire voglia di scrivere quel momento e di pensare a questo cazzo di algoritmo della cintura, che colpisce noi impossibilitati allo spreco e maledettamente goffi.
Dunque.
Intanto cambiamo l'immagine, che è questa:
Succede che era mercoledì, sono rientrato a casa dalla fisio della mamma ed era esattamente mezzogiorno. Succede che avevo comprato, credo venerdì o sabato, non ricordo, una cintura, perché mi serviva, ma non tanto, perché era decente, e perché, soprattutto, costava solo 3.90euri, in supersaldo. 
Era lunga, troppo lunga, e invece di fare buchi accazzo, come faccio di solito, ho pensato che era meglio fare le cose come vanno fatte, ovvero svitare la vite, togliere il gancio, tagliare qb, ribucare e riavvitare. 
Quindi, mi son detto, ecco, manca mezzora al pranzo, non faccio niente altro di utile, e potrei fare alcune cose tipo lavare la griglia, scopare la stanza, pulire il ripiano del pc e accorciare la cintura.
Robe piccole, da pochi minuti l'una.
Ecco che mi pongo sul tavolo della stanza A, prendo un cacciavite dal cassetto (1), ma non è quello giusto, quindi vado nel sottoscala B, prendo un cacciavite più giusto (2), torno in A, svito la vite, non si svita subito, torno in B, prendo anche delle piccole pinze (3), si svita, e mi cade per terra e non la trovo più, così sono costretto a uscire nel sottotetto D e prendere una scopa per ramazzare la stanza, lo faccio e trovo la vite, la ripongo e tolgo il gancio alla cinta, okay, misuro quanto devo tagliare, prendo le forbici (4), taglio, poi vedo dove devo fare il nuovo buco, sovrapponendo il pezzo tagliato, faccio un segno con il cacciavite, ma non buca, allora vado nel garage C, prendo un chiodo grande (5) torno in A, faccio il buco, poi, per prova reinfilo la vite di prima, entra, sempre per prova la riavvito e... si rompe! Cazz... senza nemmeno usare il cacciavite 2, okay, okay... niente di grave, bisogna cercare un altra vite simile (corta e sottile con testa piatta) quindi vado in C, prendo una mega contenitore da 3 kg di viti (6) torno in A, lo rovescio sul tavolo per accorgermi che sono tutte identiche, quindi riempio di nuovo il contenitore, lo metto da parte e torno in C a riprendere un secondo megacontenitore di viti e bulloni (7) cerco un po' e mi rendo conto che devo vuotare sul tavolo pure quello, lo faccio, trovo alcune viti che... ma mancano i bulloni, trovo un aggeggio, nello stesso contenitore, che non so che cos'è ma che pare avere un bullone della misura giusta, quindi vado a prendere delle pinze più grandi (8) in B e provo a completare il lavoro, ma mi accorgo che ora il precedente buco non è sufficiente, quindi torno in C a prendere un altro chiodo più grande (9), che poi non mi servirà perché alla fine userò il cacciavite 2, e con un po' di fatica riuscirò a completare il lavoro, con la particolarità X (la cintura è avvitata con un bullone e sembra più uno scarto di desigual che un oggetto nuovo) e anche la Y (sul tavolo mi ritrovo un cumulo indegno di viti, bulloni e attrezzi).
Ora, tutto questo fa ridere, vero?
A me sì, mi sono messo a ridere mentre mi capitava.
Poi però mi sono intristito anche un po'.
Ora... perché noi viviamo così, costretti a sentirci goffi, inadeguati, e a perdere 40 minuti di tempo per una cosa simile? Dov'è il punto di rottura di questo algoritmo che potete applicare alla maggior parte delle vite ordinarie, credo, anche se non proprio così esasperate?
Ecco, ho pensato: è nel momento in cui io scelgo di acquistare una cintura da 3.90 perché non posso permettermi altro, invece che comprarne una da 39 o 390 euro che non avrebbe mai richiesto alcun intervento di manutenzione, o, se fosse accaduto, sarebbe finita nel bidone, per essere sostituita da un altra. Poi certo... magari non è così, però a volte ti senti proprio come se fosse così, e va a finire che perdi l'unica risorsa che puoi, davvero, gestire in modo da essere ricco dentro: il tempo.
Comunque, la cintura, non è poi venuta così male.



domenica 26 agosto 2012

Ascolto le voci dei morti

Oggi ero sul faccialibro. Non uso quasi mai la home del faccialibro. Mi piace tenere lì la pagina dove metto le cose io, e leggo solo le cose che vengono scritte nella colonnina vicino, e se mi capita, vado a commentare.
Non riesco, non riuscirò mai, credo, a girare per le pagine degli altri, guardando quello che han fatto qua e là. Sono uno di quelli che se passa vicino a una finestra aperta si gira dall'altra parte, più che altro perché non ho tempo da perdere, che per vera educazione.

Però oggi c'era uno dei tanti post che insultano il pulcino Pio, condiviso dal Narratore, che poi si chiama Paolo, che diceva che gli italiani sono dei dementi. E per certi versi è vero, è questa la sensazione che danno quelli lì che ascoltano il pulcino pio e ballano il balletto. Però, dopo decine d'anni di pulcini pii, di canzonette ballettabili, finisce che vedo sempre altro, nella demenza degli italici estivi, ovvero questo (copincollo):

"Gli italiani hanno l'estremo bisogno di attaccarsi a qualcosa di straniante e visuale, che lavori per immagini. Se non esistesse la tv, e ora, in parte internet, il pulcino pio non avrebbe futuro, nè passato. E' la tv soprattutto, i media più in generale, che decidono che in un certo momento una certa idiozia qualunque, che in genere non ha colpa e spesso è studiata a tavolino (come questa, che finisce nella lunga collana di perle dei balletti collettivi con le stesse, quasi identiche mosse facilmente replicabili che sta tagliando le nostre vite già da fine 90 e che non trova resistenza nelle coscienze e nel desiderio di sentirsi "dentro", "inclusi", di non dover pensare, sia dalla parte di uno o dalla parte dell'altro - gli odiatori, anche quelli identici nel bisogno) avrà quella eco e quelle conseguenze. Poi magari l'eco è più vasta (e non è questo il caso), ma resta che sono i servizi dei telegiornali scadenti (tutti), dei finti telegiornali, alcune aggregazioni finte giovanili come quel che resta del concetto di discoteca e anche il pessimo, pessimo sistema radiofonico del nostro Paese nei confronti del largo pubblico, i responsabili dei pulcini pii, che ritorneranno, purtroppo, con una costanza sempre peggiore, a rapire menti sempre più bisognose di questa appartenenza umana."
Ora, rileggendo, non ho capito bene nemmeno che cazzo stavo cercando di dire, ma sul momento, fidatevi, il discorso aveva senso e mi era molto chiaro, e soprattutto, mi ha fatto pensare a una cosa, che non c'entra col pulcino Pio, ma con la musica che ascolto sì. Perché spesso, riflettevo poco tempo fa, mi capita di ascoltare la voce dei morti. No, tranquilli, non ho il ho sesto senso e a malapena riesco a leggere in qualche pensiero e la cosa è di solito irritante, intendevo solo che i dischi che ascolto, spesso, sono di gente che è morta, non molto vecchia, e più o meno per qualche tipo di suicidio. Eh, be', ovvio, il processo è: il morto diventa famoso, tu cominci ad ascoltare il morto perché fa figo, il morto ti piace o ti convinci che ti piaccia o millanti che ti piace.
Però io ascoltavo i morti ancora prima, che morissero! Jeff, Layne, Kurt, Shannon, Elliott... bene o male mi piacevano già prima. O comunque mi interessavano, avrei voluto avere di più delle loro cose, ma ai tempi non si poteva, i dischi, per averli, o si li comprava o si trovava qualcuno che li avesse. Insomma... questo era il primo pensiero. E poi, pensavo, non è che certi che ascolto, benché vivi, non si possano inserire in una sorta di morti viventi... Ora, io ascolto ancora i primi due degli Stone Temple Pilots, o penso che i Guns abbiano fatto grandi cose in quei primi due dischi, per non dire degli Smashing, O dei Soundgarden, o di P.J. o dei PJ o dei Red Hot, o che ne so, anche della Amos, o di gente, comunque, che poi è, in qualche modo, morta, significhe questo scomparsa dalla notorietà o semplicemente scivolata in altri ambiti musicali, solitamente più quieti.
Il solito, solitissimo discorso dell'età, di chi canta e di chi ascolta... mi sono detto... Mah... Sarà vero, forse. Il mio prof di statistica diceva che il tempo è il principale ingrediente di tutto, e aveva ragione, ma poi diceva anche che se la variabile X spiega perfettamente la Y, può essere così o può essere, non va escluso, che vi sia una variabile Z che spiega sia X, sia Y. E allora, mi son detto, quale potrebbe essere questa variabile Z? E cazzo, ho pensato, magari è proprio la creatività rabbiosa, non quella che nasce dalla riflessione, o dalla fantasia, ma da qualcosa di distruttivo, e allora tutto torna. Tiri fuori dei dischi galattici, e poi, come in un diagramma di flusso, hai tre vie. Ti distruggi, in qualche modo, perché non riesci a domarti. Ti domi, perchè è normale che sia così, ma non tiri fuori più un cazzo, e diventi normale. Ti domi, perché usi la malattia come cura, e allora tiri fuori altre cose, diverse, purtroppo che non sono più come prima, ma che comunque sono degne, e di solito sono meno rabbiose.
Poi, mentre in questi giorni a grappoli mi venivano pensieri così, mentre adesso, per dire, sto ascoltando il primo dei Blind Melon e fuori, qui intorno, dappertutto, c'è stato un tramonto particolarissimo che vi fotografo e metto qui ma non si vede un cazzo, mi sono ricordato che ieri ho fatto un altro, di questi pensieri legati all'ascoltare la voce dei morti, o morti viventi. Avevo tirato fuori un disco dei Pearl Jam, per festeggiare il compleanno in auto. No Code.
Quello perché poi, Ten e Versus li ascolto fin troppo spesso. Il terzo non lo amo del tutto e ho il cd rovinato, mentre no code l'ho sempre giudicato male, ma solo dopo, troppo dopo, mi sono accorto che era un bel disco. Era, per dire, una fotografia del momento in cui il gruppo si domava, usando la malattia come cura. Vi direi di ascoltare il gioiello che lo apre, Sometimes, ma io avevo fatto la riflessione sul secondo pezzo. Hail, hail.
Ecco.
Ho pensato.
Se questo pezzo uscisse adesso, da uno dei tanti gruppetti tipo Rise against, o Kings of lion o che diavolo so, roba così, che va e viene come le foglie, be', sarebbe un pezzone. Perché lo è. Adesso lo è.
E invece, ricordo benissimo. Già al primo ascolto, all'epoca, pensati "tutto qui?" Non ero contento, non ero soddisfatto. E cazz... ero abituato ad altre cose, mi aspettavo altre cose... E questo era della stessa materia di quelle cose, ma inferiore. Insomma... ero stato critico. Ora lo sono ancora, ma se prendo tutti i pezzi delle varie classifiche diciamo-rock e lo confronto, questo se la gioca con tutti, per non dire che se li mangia anche. E' fatto bene ed è onesto, soprattutto. E allora, pensavo, ho pensato, che la densità media dei dischi è davvero diminuita, calata irrimediabilmente per l'avvento di questa rivoluzione quantitativa che ha peggiorato, invece di migliorare. Si sa, quando la complessità diventa ingestibile servono nodi che la gestiscano, e i nodi, purtroppo, filtrano e vivono di mediocrità, più che di eccezione. Triste ma vero. Servirebbero dei nodi che funzionino in modo diverso, ma sono difficili da trovare e mantenere. E creare, se vogliamo. Pensavo, rispetto a questa cosa dei nodi, alla trasmissione di Rai Stereo Due Dispenser. Chiusa con carognità da non molto, dopo anni di gloria e gestione della complessità per segnalare il meglio, il diverso, e non il mediocre. Servirebbe una educazione alla complessità, anche musicale, se proprio non si riesce con i nodi. Ma come si fa... Non si fa. Insomma, niente, ho finito. Volevo mettere qui i miei pensieri per rileggerli quando magari avrò voglia di non dimenticarli. 
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