domenica 28 dicembre 2014

Il verso della civetta


Ciò che è amato assottiglia: 
Siamo civette incantate con zampe 
Grattate dai cartelli stradali, facciamo 
Il verso alle cornacchie che fanno 
Il verso alle città. 

La neve è un incidente, i fiocchi 
Ornano le mani amputate 
Del tempo. 

C'è, stremato, un verso 
Dimenticato: graffia una lingua e non parla 
Più. Non aveva 
Parlato mai.


giovedì 18 dicembre 2014

Ranghinatore


Nel cortile della mia infanzia
C'era un attrezzo, 
Non un erpice, 
Né un qualcosa, fino a oggi, con un nome.
Era ferro, spine, punte, bocche: 
Mi arrampicavo, di nascosto, 
Mi accoglieva una larga sedia di ferro, 
Bucata, 
Rugginosa,
Senza pari, nel mio piccolo mondo di bambino.
Serviva per l'erba, il fieno, 
Per essere un'astronave
Nella galassia del mio cortile.
I randagi, 
Alieni nemici,
Le aie
Costellazioni

Ora ritrovo la stessa fantasia, fuori casa
Cresciuta sopra le tinte dell'autunno.
Immagino sia il colore
Venuto dallo spazio
Un'astronave smisurata, sepolta e celata.
Socchiudendo le labbre sbuffo
Sparo
Colpisco gli alberi,
Faccio esplodere le balle di fieno,
Le mie galline capricciose.
Non mi siedo: non ne ho bisogno.
Di fantasia, non sono guarito mai.




sabato 13 dicembre 2014

Santa Lucia


C'era mezza luna soltanto, aspettavo Santa Lucia.
L'altra mezza non abbiamo mai scoperto, 
Che se l'è portata via.

E' arrivata ricamata,
Sorridente,
meravigliosa, affaticata,
Nelle mani di mio padre
Calda e zuccherata
con la brioche del discount
vicino alla tazzina sbreccata.

Mi ha portato la schiuma
per distrarre gli umori
delle donne di cuori.

Il caffè riregalato,
I fazzoletti di carta bianca
per le lacrime che non ho versato.

Una prigione gommosa per i capelli
E senza un lunario
Un prete ormai prigioniero del calendario

Ha ricevuto
soltanto un disegno
Qualche ora di sonno rubato
Un asino e una mucca venuti dalla China
Un pensiero affettato
Per amore di cui non sarei neanche degno.



mercoledì 10 dicembre 2014

Carne cruda cuore

C'è un tasto dentro un occhio, un mare che annega in una lacrima, un gatto su un giornale, un giornale sopra il mare, una nave dentro un crocchio, e abbottona lo sguardo fino al collo.
Ci mangiamo le mani, fino ai gomiti, ai seni, alle ginocchia: del nostro niente facciamo poltiglia di carne grassa e gonfia, unghie distratte si fingono stelle nel firmamento dell'indolenza.
Con lame lunghe qualche chilometro, le piante mozze, i piedi matti e le loro danze, ci sistemiamo da poppa a prua di una nave lunga un millimetro.
E quando ridi, ridi rinchiusa dentro un bicchiere, e quando piangi, goccioli piano dal mio ombelico.
Sei ciò che ammazzerei, il bosco cresciuto nella radura, la carne cruda nel piatto senza cuore, sei l'ombelico aperto da dove sbircio la mia tortura.


lunedì 8 dicembre 2014

Paccottiglie


La vita è una faccia da scimmia chiusa in bottiglia, 
Un cassetto stracolmo di fiori, 
Biglie, 
Amuleti e altra 
Paccottiglia. 
Uno sciocco qualunque, 
Smargiasso, 
Ci cammina nelle budella. 
Al gallo manca la voce, 
Ai calzoni una bretella. 
L'alba è vicina, 
Pietosa, 
Promessa, 
Ma non ci porterà chiarori, 
Né ci farà il caffè.


domenica 7 dicembre 2014

Sottane di buio


Sono arrivate le luci di ferro, 
Su piedi larghi,
Di gomma, 
A riempire il vicolo di solletico. 

Pigre, 
Le auto han ceduto il passo, il selciato 
Si è inumidito le labbra 
Per accogliere i riflessi. 

Loro 
Si sono accomodate, 
Hanno alzato una sottana di buio, 
Per mostrarci il culo, 
Per mostrarci il natale anche più sconcio
E frivolo.


lunedì 1 dicembre 2014

Degli ordini

Piove tantissimo e le gocce stan
Davanti a me come i punti di una linea 
Retta o meglio ancora 
D'un segmento. 
Battono il vetro, una appresso all'altra. 
Vedo che son mitraglia 
Ma di qual conflitto? Quale competizione? 
Sulla divisa portano lo scintillio delle pozzanghere: 
Nelle più profonde 
Il ciaf ciaf 
Di chi della mira 
Ha fatto scempio; 
Degli ordini 
Opinione.


domenica 30 novembre 2014

Bollirà e sbollirà


Il profumo del mandarino
Non arriva fino alle pagine.

Del formaggio mangerò anche la buccia.

L'acqua per il tè forse bollirà
E sbollirà,
Con la faccia tosta di un arcobaleno bizzoso.

Resta solo difettosa la postura:
La birra si scalderà,
I Portishead smetteranno di cantare.

Entrambi troppo presto.


venerdì 28 novembre 2014

Innocui mariuoli


È da una settimana che ho un occhio semichiuso 
E mi sento tom yorke, ma senza 
La voce da spirito di strada. 
Potrei ballare tuttavia, 
Male 
Come lui; 
O come una campana, un dente, l'acqua nel bicchiere 
O le perle di una collana. 
Ma c'è un tale che lava l'auto mentre fuori 
Piove e tira vento. 
Il fango, le foglie, la polvere persino, 
Stan seduti ad aspettare,
Si dan di gomito, sghignazzano 
Da innocui mariuoli. 
L'uomo mi ruba tutta l'attenzione: 
grido 'al ladro al ladro!', ma è troppo tardi, è già ora 
Di lezione.


mercoledì 26 novembre 2014

Peppa pig, quattro volte


Sono stato di là e ho rubato due birre, una buona e una no.
Che mi berrò.
Ho letto di fretta una novella,
Di un ragazzetto e una lucertola, morti entrambi.
Ho un occhio gonfio, lontano da me, dalla sanità.
Ho una mano d'erba, con cui giocare, pixel su pixel, palmo a palmo,
E ascolto Edda
che intitola Peppa pig, ma canta di una giornata di merda.
Per la quarta volta, l'ascolto,
L'ascolterò ancora.
La nutella è quasi finita, leggerò ancora Fenoglio,
Con l'occhio buono, per le parole cattive,
E lo credevo perso, 
Dal cestino della bici, in mezzo alla città.
Non avrò ritegno, 
Mi taglierò un'unghia, una sola,
Scoprirò le carte, prenderanno freddo, riderò di loro.
Non cederò al sonno, né al senno.
C'è una giornata infinita, che precede una giornata più lunga,
Sono bellissima, dice Edda,
Sono d'accordo con lui, con tutto ciò che dice, 
Che ha detto,
Che non dirà.



lunedì 24 novembre 2014

Sotto il mio portone

C'è un uomo che non sembra un uomo 
Sotto il mio portone. 
Non ha cercato riparo: le minacce possibili teneva già dentro.
Non cercava nessuno, non ha suonato il campanello. 
Non aveva gambe per andarsene. 
Né orecchie per ascoltare il toc toc del gallo e della rondine.
Indica il Sole, le stelle, le bottiglie di birra, il pane,
E ha perso un dito, 
O l'ha scordato da qualche parte.
Comunque sia c'è quest'uomo, sotto il mio portone.
Spalanca la bocca, ammutolisce un grido.
Cerca la fuga, invano, bestemmia,
Non mi rimprovera, tuttavia.



lunedì 17 novembre 2014

Riempire il carro


Son presto le cinque ma fuori stan tante stelle da riempire 
E traboccare il grande carro. 

Ho letto un breve Gadda e come l'alba o la gomma piuma l'ho trovato 
Bello senza intenderlo. 

Ho fatto una lista di cose da fare domani, di modi degni d'adoperare il tempo 
In cui preferirei lavorare. 

Le mie guerre saranno invece contro polvere, grassi, sfumature e altri 
Eserciti irruenti. 

Ascolterò voci morte a volume alto, cercherò di far durare l'incerto, 
A braccia tese, 
Un giorno ancora.


domenica 16 novembre 2014

Lacrime giganti


Arriva il sole di domenica 
Mattina 
Colorato e chiassoso come una corriera 
Di vacanzieri. 

Porti tua madre al parco e la vedi che si stufa 
Di leggere Rodari, ché la annoia, 
Preferisce scrivere senza troppa ortografia
Righe che saran lacrime tra qualche anno.

Leggi di Svevo che scrive di pulcini, 
Pirandello di un corvo, 
Chiara di un rinoceronte. 

Davanti alle campane, invece, c'è Demian Rice 
Che più che un disco ti ha regalato una lacrima, 
Tnto grande da poterci persino nuotare, 
Annegare 
Cercando a vista la riva.


giovedì 13 novembre 2014

Gandalf vs Badu

video



sabato 8 novembre 2014

Subacquei e velocissimi

Ho vagato per i campi annegati 
Con i cani bagnati, subacquei 
E velocissimi. 

Ascoltavo i Mastodon, 
Saltavo sui sassi grandi, nelle pozzanghere; 
Gli occhiali,
Bastonati dalla pioggia 
Nascondevano nelle tasche il cielo
E gli alberi più lontani.

Ho trovato bella, persino, 
Una canzone inutile degli U2, 
Mentre raccolte due pannocchie, 
Una per tasca, 
Correvo badando a non calpestare il cif ciaf dei piedi, 
Ché fosse libero di mendicare
Il silenzio dolcissimo della pioggia.

Ne chiedesse un poco 
Anche per me.


Le cose piovose, tre a tre

Ieri hanno buttato le zucche. Qui erano ancora abbastanza in salute, nella loro splendida decadenza, ma oggi fanno tre giorni che piove e persino le centinaia di moscerini che vi avevano trovato rifugio se n'erano andate. Buttare le zucche è un po' come la chiusura dell'anno agrario per me che non sono agricoltore. 

 Una di quelle cose un po' tristi e un po' belle dove non c'è mescolanza: non è come il caffèlatte, o il gin tonic, o le giornate normali, dove finisci per pensare che sì, qualcosa è andato bene - che ne so, al lavoro è stato tranquillo, non ha piovuto mentre tornavi a casa, hai trovato un libro che non hai al banco libro - e qualcosa è andato male - che ne so, ti è caduta e si è rotta una tazzina, un modulo da compilare è più fastidioso del dovuto, devi ancora fare un lavoro che devi e non ne hai voglia - ecco, cose così, che si mescolano, e ti portano a giornate medie, un po' belle e un po' no, ma che le distingui perché sono caffèlatte.
E insomma... la fine delle zucche è un po' un giorno così. Oggi poi è sabato. Ieri ho dormito. Oggi non uscirò di casa fino a stasera, per andare a prendere la maxipizza in promozione all'eurospin, e non perché piove.

La maxipizza, poi, non è che non ne possa fare a meno. La prendo più he altro per i miei. Questi qua, di questa foto che trovo bellissima, che son di quelle persone che solo adesso, dopo sessant'anni, trovi sedute in contemporanea in un momento che non è il pranzo o la cena. 
Ce n'è sempre di meno, di gente così. Gente che non sa stare, che non è avvezza a star seduta, ma ha sempre, se non lo ha lo trova, qualcosa da fare. Per questo credo sia una foto rara, finora, anche se diventerà sempre meno rara. Non potevo fare a meno di portargli uno spuntino e il caffè, anche se poi, non hanno voluto il caffè, ma la birra, e ho dovuto fare pure veloce, perché era quasi impossibile che rimanessero seduti per più di qualche minuto. Per questo trovo la foto bellissima, per la rarità, soprattutto. 

E' un po' bruttina, questa pioggia, anche per me che non me ne curo.
Più che altro i cani puzzano, di cane bagnato, chiaramente, e io non posso vederli così spensierati, che appena lasci aperta la porta si mettono lì a fare i piacioni... soprattutto Obama, che è un ruffiano di merda. 
Comunque, visto che piove, e che io dopo aver lavorato fino alle 11.00 ho passato l'ultima mezzora a finire il libro di ieri, la Trilogia di K., che avrei dovuto finire ieri notte, ma mi sono addormentato, svegliandomi alle tre e alle cinque ma almeno stavolta senza incubi, dicevo, visto che piove, ascolto cose da pioggia.
Florence and the machine, per esempio. Questo live radiofonico è meraviglioso. Davvero... meraviglioso.
Oggi poi ho beccato anche un altro bellissimo pezzo, di Justin Vernon, una cover, meravigliosa e meravigliosamente piovosa. Ascoltate dai... sono cose che danno un senso alle giornate. Cose che dopo sei una persona meglio.
E poi, perché le cose belle vengono tre a tre, vi lascio anche una terza cosa piovosa, da ascoltare, sempre una cover, di uno che mi piace tanto, che trovo che abbia tanta sensibilità. Ryan Adams, che una volta rifece la cosa più famosa che si possa rifare (seconda forse solo al pezzone dei depeche). Ovvero wonderwall degli Oasis. Lo so... la cover più bella del mondo l'ha fatta Jhonny Cash, non si discute, ma questa, davvero... ha qualcosa che altre non hanno. E' come prendere una cosa bella, venuta bene, ma con un'anima povera. Scavarla via e mettercene una nuova. Un'anima ricca e densa. E piovosa.

Comunque... dai. Non so perché volevo aggiornare questo blog. Forse solo per scrivere, senza un perché, in mancanza dell'altro blog, che è in via di sistemazione.
Ma resta una buona scusa per mostrarvi anche Badu, il nuovo arrivo, che non so davvero se camperà. E' scarsa, questa gattina nera. Ma è tanto simpatica e bella e pelosa e coccolosa. Una rompicazzo, insomma. E Gandalf la tormenta, per giocarci. E vabbè... staremo a vedere. 
Spero che duri, ché un gatto nero è sempre buona cosa, soprattutto qui da noi, casa di cattivi.

E quindi basta, dai. La chiudo qua e vado a pranzo. Vi ho lasciato tre foto belle, due cani, due gatti, due persone. Tre canzoni belle. Che mi resta? Di lasciarvi tre disegni belli, dai, e poi basta. Tre disegni che mi son piaciuti, che magari piaccion anche a voi.





giovedì 6 novembre 2014

Autunno quatto

C'era l'autunno, quatto quatto, con gli occhi furbi, color zucca, limone, carota, pomodoro. Si arrampicava sui muri, con le unghie crepitanti, o rimaneva appollaiato sui rami a testa in giù, in agguato, per gettarsi sulla schiena del primo refolo, ruzzolare, scherzare con le ruote, stendersi sui prati a poco a poco. Qualche volta si nasconde, si fa poltiglia, nelle curve, letale o bizzoso.


Autunni dentro la primavera

E' quasi mezzanotte. Il cinque novembre è quasi finito ed è passato a tratti veloce e a tratti no. Si è fermato come si fermerebbe un'auto, una bici, o anche solo un passante davanti a una vetrina. E la vetrina è di ricordi, di tempo che fu, di cose che non si vorrebbe non tornassero più.
E così ora che la giornata è finita cerco di iniziarla, che si vuole, si è fatti così, chi non vuole cedere ai giorni senza salvare nulla, come son fatto io. E oh, sì, avrei dei Ti amo, da salvare, avrei delle risate, dei volti belli che ho visto stamane, della stima, o Badu, il nuovo gatto, che poi è una gatta, che mi dorme in braccio o Gandalf che è sempre più puttana, ma è un gatto maschio, invece. Avrei mio padre che mi compra la bombola per la griglia con soldi che non ha mentre io pago la tarsu con soldi che non ho mentre mia madre progetta di comprare un motocoltivatore con soldi che non abbiamo o un carrello per sollevare pesi per cui non si hanno più forze. Insomma... le cose per dire basta e andare a dormire le avrei, ma ogni tanto son fatto così, che a fine giornata ho voglia di iniziare di nuovo, come a rubare una giornata in mezzo a due giornate. 
Così adesso ascolto i Foo Fighters, che se ne sono usciti con un terzo singolo a pochi giorni dal disco come se non riuscissero più a trattenerlo, e io son contento che arrivi. E bevo rum e coca zero, con il ghiaccio, come se fosse estate, mentre la lavatrice gratta alla porta, animale domestico, senza dubbio, tra i più comuni e addomesticati. E dopo aver preparato i compiti in classe, un programma, sistemato il mio orario su un file, deciso di non voler fare più un lavoro che non voglio fare anche se dovrei, è ora di salvare le cose. Delle cose. Qualcosa.
Questo bicchiere di stitch, che adesso che sono le 23.59, mi grida in faccia da dove viene - da verona, ricordo bene, uno degli ultimi giorni felici, che dentro la fine avevano piccoli inizi, - un bicchiere col peluche che non ho mai avuto nè volevo, che è già quasi a metà, ora, ed è da un po' che non uso. 
Ho un disegno, da finire, un disegno inutile, di foglie, ché ieri notte è venuto un quadratino di gelo con le foglie, ma poi si è interrotto strada facendo, dopo due frasi, e io devo andare a cercarmele, perché le ho lasciate andare chissà dove, dentro, e quindi vanno cacciate. O cacciate fuori. Ma al loro posto è arrivato il disegno
Insomma... è un momento, questo che valica il cinque novembre per saltare nel sei, che ha bisogno di piccole cose da mettere vicino, come le squame che fanno il pesce forte e veloce.

Una sono i libri trovati.
Sì, tra i libri mi sento sempre a casa mia, anche se non riesco a leggerli, anche se vanno e vengono.
Ora sto respirando polvere, la sento addosso, non so dove, ma mi entra nel respiro e non dovrebbe - sono allergico, ho l'asma - ma non mi va di scacciarla. Viene dai libri che ho trovato oggi, nel mio covo di libri. Cercavo cose italiane brevi, racconti, e li ho trovati. Anzi... ve li faccio vedere. E a fine post vi faccio vedere Badu e Gandalf. Non è giusto che di certe cose belle goda soltanto io.
Il cinque è anche il compleanno di Ryan Adams, e io anche se so da sempre che esiste, lo sto cominciando ad amare da poco. Credo andrò a ritroso, come faccio ogni tanto con le cose. La memoria a volte non se ne vuole andare, a volte, vuoi costruirtela. 
Così ora cambio, e ascolto lui, anche se è uno di quelli con la tristezza dentro, sempre, e di quella tristezza bella, quella tristezza che non fai bene a nascondere, che è come l'edera.
E a proposito, ora che la mezzanotte è passata, ora torno alla mia edera, alle mie mani di foglia, ve lo metterò lassù il mio disegno inutile, che non è venuto bene. Non ci voleva quel verde chiaro, vivace, le foglie dovevano essere più grandi, dovevo curare e gestire il rapporto di ognuna con la finestra, escludendola o facendocela entrare. E' questo nella mia testa, che dominava prima che arrivasse la mano. Ma poi i colori sono una cosa che va per le proprie vie e il freddo che avrei voluto per lo sfondo, un crema chiaro, non lo avevo, mi manca in queste cere, e il grigio chiaro che era deputato a, l'avevo usato poco prima, e così si è allontanato lasciando il posto a quel verde là, inadatto, ma alla fine, vincitore. Del resto è così che tutti noi vorremmo essere, no? Autunni con dentro la primavera.

Bene, ho finito il disegno... come detto ve lo metto là sopra. Sto ascoltando la cover di wonderwall, di Ryan, e ho finito di bere. Me ne faccio altro? No. Decido di no. Vado a mandare avanti la lavatrice, a mettere i libri rubati per la biblioteca inutile di scuola in macchina, cose tipo lucarelli, quello di almost blue, un libro con la colonna sonora, altre vetrine, altri ricordi, si leggeva tanto, in quegli anni di gioventù, dove trovavamo il tempo? E si ascoltava i Nine inch nails, quel disco, lo trovavo strano, non bello, solo strano, rumoroso. Adatto. Ora lo trovo bello, invece. Invecchio male, non c'è niente da fare. L'ho messo in auto, mi sono ascoltato la March of the pigs, a volume alto, molto alto. Era bellissima. To feel better, chiude. E boh... forse meglio chiudere qui pure io. Prendo altra coca cola, altro rum. Finirò il quadratino di gelo, forse, lo disegnerò, forse, lo vedrete anche voi.


video





domenica 2 novembre 2014

Morsa, la Luna.


Morsa, la Luna,
Più intera, la zucca
Aspetta i morti.



sabato 1 novembre 2014

Zucche vuote


Si é rotto il sonno, 
Cadendo dal letto e cozzando, 
Contro gli spigoli perfidi di un sogno. 

Io ho aggiunto una candela
Nel ventre tenero di una prigione: 
Ché la luce illuda lo spazio 
E la sua folta famiglia di mariuoli.

Così le zucche vuote fissano la strada, 
Proteggono il bosco dal giardino, 
Si burlano del firmamento e lassù, 
Nel buio, solo una resiste, 
Ammicca, 
Impreca.

Io pure sonnecchio: 
Ho flanella, lana, polvere, immaturità, 
Ma dormo coi calzini.


giovedì 30 ottobre 2014

Briciole stellari

Il freddo farcisce il cielo buio di stelle: le inchioda quasi tutte, alcune le incolla. Gli echi dei colpi di martello rimbalzano sui tronchi, sui cartelli stradali, giungono ai sogni senza passare dalle orecchie. Loro, prese a coppie, ci guardano, a terne ci annusano pure; una in più e son già costellazione. Oppure è solo una tovaglia sbattuta: briciole di qualche divinità immaginata, della sua cena, o colazione.


domenica 19 ottobre 2014

Tacchino, Calvino, campane e limoni


Trovo che stare qui, a tirar manciate di sale di tanto in tanto sul tacchino, leggendo qualche riga, mescolando il soffiare furibondo dei peperoni sulla griglia al Frusciante, quello spannato degli Ataxia; con la marmellata di peperoncini e uno zampirone che arrossisce, e le campane, adesso, e la pianta di limoni che non matureranno ma son lo stesso vanitosi; con le gambe stanche, io, non i limoni, e i piedi che hanno ancora dimenticato i calzini, ecco, trovo che ci sia della meraviglia in questo, anche se non riesco a vederla bene adesso, ne la vedrò più.


sabato 18 ottobre 2014

Tuorli e nasi del diavolo

Me ne sono andato in bicicletta, oggi. C'era il sole.
C'era il profumo di granoturco raccolto.
Entrava nel respiro senza nemmeno bussare.

La dieta mussoliniana, che giunge con quota 90
mi fa bene e mi fa male.
Ho le gambe stanche, ma sono più leggero.
Ho più occhi e meno orecchie.
Le poesie non le scrivo più, perché fanno ingrassare.
Le storie, le penso soltanto.

Schivo le lumache, guardo il Sole con la meraviglia di un tempo
Di quando lo pensavo un tuorlo da rompere e mangiare, ancora caldo.
Divido la strada in tappe, tengo il conto di discese e salite,
ma poi lo perdo e non lo cerco più.

Sono partito con le tasche piene di nasi del diavolo, bellissimi,
Anche ora che non hanno abbastanza vergogne,
per arrossire del tutto e un po' restano verdi, vicino al picciolo.

Sono tornato con Calvino nella tasca sulla schiena, che ammiccava
Alle auto in sorpasso.
Non mi curo più di loro, non mi guardo le spalle,
Non metto più il caschetto blu:
Mi investissero, potrei non morire del tutto.

Ascoltavo gli Hardcore superstar, voi non sapete chi sono
E nemmeno io,
Ma aiutano tanto a pedalare
E all'arrivo
Fanno delle orecchie un bosco, e di quel bosco
Un fruscio di storni.
E son belli.
Gli storni, perché gli Hardcore
Non li ho visti mai.

Ho guardato e raccolto una rosa.
Penso sempre a lei, quando lo faccio.
Penso a che ne pensa, di me che ne riduco la vita
con un coltellino svizzero,
che le mostro un mondo diverso,
il regno degli uomini,
I piccoli pupazzi di plastica che occhieggiano dagli scaffali,
I barbapapà, la mia schiena china,
A volte, persino la TV.




mercoledì 8 ottobre 2014

gonnarlecchina

Oggi ero libero.
Ottobre dovrebbe essere stato il mese della disoccupazione, ma alla fine i giorni di festa saranno pochi. Pochissimi. E io non riesco mai a godermi davvero il relax, perché mi hanno cresciuto col senso di colpa delle cose da fare, e ogni volta che mi prendo un giorno finisce sempre che non me lo prendo veramente. Chi è come me sa di cosa parlo. In ogni caso oggi era uno di quei giorni e non sapevo cosa fare, o meglio, avevo almeno cento o duecento cose tra cui scegliere. L'unico punto fermo era la cena, bistecchina e verdure sulla griglia, ma per il resto potevo fare tutto. Pioveva, certo, così avevano detto, naturalmente sbagliando. Ma non mi sono infastidito: non volevo andare da nessuna parte, e anche se così fosse stato per me la pioggia è solo un colore, non è una cosa materiale vera e propria.
Pensavo, ieri, prima di dormire, che avrei potuto leggere. No, non leggere per piacere, o meglio, sì, per piacere, ma anche perché è un pdf che devo presentare, e quindi è un po' come una cosa da fare. Il che di solito mi fa godere le giornate... ecco, io sono di quelli che il relax se lo gode solo se sta facendo qualcosa, purtroppo. Leggere per gusto non lo è, leggere per gusto e perché s'ha da fare, invece, lo è. Ho appena finito, infatti, La luna e i falò di Pavese, e al di là di essere un libro bellissimo, mi serviva anche per costruirci delle analisi del testo per i quintini. 
Ma prima di leggere mi sono detto... metto a posto la stanza del computer. Ecco... in realtà l'ho riordinata il mese scorso, ma poi comincio ad accumulare carte, soprattutto.
Bollettini, ricevute, appunti, cose da scrivere, concorsi, messaggi, liste di cose da fare... certe cose stanno lì finché viene l'ora di buttarle via, perché finiscono sotto altre e sì, insomma... è la legge della carta, si sa. Quando devo riordinare faccio così: le prendo tutte e ci faccio un pacco. 
E poi, una alla volta, comincio a evaderle. Si, questo verbo che fa tanto impiegato.
Oggi pensavo di metterci un paio d'ore... non di più. Molte sapevo essere ricevute o appunti solo da archiviare, e copiare sul pc, o anche solo da buttare.
Però è successo che la prima carta, in cima al pacco, era quella là, quella lassù che vedete, scritta dalla nipote che scrive già. E allora mi sono detto... be', cominciamo da questa, che si sta a farle un disegnino?
Cinque ore, si sta!
Ecco... poi ho fatto una lavoro, una corsa e ora sono le sette, vado a preparare la cena e la giornata è finita. La vita va così, a volte. Sembra sprecata, sembra, ma alla fine, qualcosa ti resta.
Il disegno no, non dico quello, ché lo devo dare alla nipote. Ma per fortuna hanno inventato lo scanner, e così posso tenerlo lo stesso. E con il contrasto di paint posso farla anche più colorata di quella originale, la mia ragazzetta.
E' questo qua sotto. Mi basta, per pensare che la giornata sia stata salvata. Mi accorgo sempre più che la gente le butta via, non salva niente. E anche io tante volte faccio fatica, ci sono stati periodi in cui facevo fatica e non salvavo niente, neanche un bacio o una scopata, che sono le cose più facili e povere. Oggi invece mi è rimasta gonnarlecchina - l'ho chiamata così. 
Non è tanto bella, ma è simpatica. La lascio anche a chi passa di qui, ché i colori son medicine. 



Forastici amici

La luna piena ha perso uno spicchio, 
Conficcato sui tetti. 

Ascolto un concerto di Jeff, uno dei pochi, e bevo una birra da poco, 
Più fredda dell'aria intorno, ottobrina e asciutta. 

Calvino, Intonato, 
Si sottrae alle imperfezioni. 

Io annaffio le aiuole, rompo le noci, 
Accompagno le briciole fuori dalle tovaglie. 

Allungando la mano, tesa di coraggio, 
Azzardo e mescolo una grigliata di castagne. 

Poco distante, una lucertola, forastica amica, 
Suona di fruscii le foglie delle viole.


martedì 7 ottobre 2014

Finisce che


Finisce che ritorni con le mani 
Sugli occhi del tempo perché non veda 
Quanto lo hai sprecato regalandolo 
Al lavoro, 
All'aspettare in una fila, 
In un parcheggio, 
In una stanza senza mobili.

Hai messo le mani in tasca 
Ma non erano le tue, 
E non sai neanche se eran di giacca 
O pantalone.

C'era qualche riga piaciuta nelle parole lette, 
Poco altro forse solo qualche sorriso 
Dimenticato,
Sulle facce assenti o preoccupate.

Finisce che schivare un riccio 
Sull'asfalto 
Resta l'unica cosa salvata.


mercoledì 24 settembre 2014

Sognincubi


Dormo poco, leggo poco, corro poco.
Ascolto la musica vecchia, dei morti,
O di chi grida e graffia le viscere con unghie di ferro
E te le porta via
Per farne marmellata.

Gli incubi si siedono nelle valigie dell'alba, 
Quieti e rassegnati.

I bei sogni prendono un coltellaccio dal cassetto,
Vicino ai cucchiaini del caffè.
Si tolgono il trucco, pesante, 
usando un sapone neutro e l'acqua fredda.
Hanno denti affilati, rughe, cicatrici,
Hanno artigli e corna e squame.
Ti abbracciano il cuore e addormentati
vengon via con te.



domenica 21 settembre 2014

Sulla polvere nel grande anfiteatro


C'è questa immagine di me come nell'antica Roma
Sospeso sulla polvere nel grande anfiteatro
Come quei corpi legati alle estremità
Ad animali furibondi e scalcianti
Corpi squarciati fino a esplodere
Strappati via dalle cose da fare
Da chi ha bisogno
Da chi non sa stare senza
Non sa stare solo
Non sa stare.

Questa immagine di me che si guarda in giro
Di sottecchi e senza occhi
Con una mano sulla fronte
A ripararsi dal buio
Dalle cavallette
Dalle parole dette
E da quelle ripetute.

Immagine di incubi, brutti sogni, tutte le notti.
Precipitare, perdersi, svegliarsi ancora vivi,
Ma che quando i sogni sono belli
Di tutto e su tutto quello che
L'incubo comincia dal caffè
Fino al prossimo sogno
Alla prossima verità.


sabato 13 settembre 2014

Piove sui grilli


Cantano i grilli
E piove.

Ho deposto gli scacchi
Sopra una botte
Vuota.
A mia insaputa il Re
E la Regina
Si sono scambiati di posto.

Ho annaffiato il radicchio
Sotto la pioggia
Sotto il cappuccio
Della felpa
Umida.

Le pile nella tasca
Erano già scariche.
Le zanzare 
Si erano riparate altrove.

Ho portato a casa il diario
D'Algeria
Di Sereni.
Forse le sue peggiori.

Senza sole
I miei diciassette limoni
Non ingialliranno.

I grilli ora
Non cantano più.


giovedì 11 settembre 2014

Predicato e verme


C'è un disco orecchiabile dei metallica 
Che già ha superato il mezzo, 
C'è una poesia di blok 
Che ha dentro morte e zucchero.

L'oban è un potere senza religione, 
La pioggia, fuori, ha preso in bocca 
La Luna grande. 

Non ho messo ad asciugare gli occhi, 
Né sprimacciato i piedi. 

Scrivo una sceneggiatura senza soggetto. 
Predicato e verme
Sono strisciati via, viscidi.

Tutti i piatti, sono stati lavati.


lunedì 1 settembre 2014

Potevamo


Sorrido.

Ricordo come t'odiavo perché
mi regalavi asciugamani piuttosto
che ombrelli.

Sorrido perché abbiamo avuto il tempo di contare
le prime gocce e i mesi
in cui non hanno smesso
di cadere.

il tempo di contare gli scalini
marcire uno a uno;
di comprare impermeabili,
stivali,
un gommone giocattolo per andare a prendere 
il pane e il latte,
finché ce n'è stati.

Sorrido ancora mentre piango
E accomodo il culo in cima alle tegole viscide.

M'inchino quasi per spostarti
la frangia dagli occhi sigillati
e un piede dall'acqua 
ché non si guasti,


sabato 30 agosto 2014

Da tutti e per intero




Domani non sarà più agosto, né estate.


Io di buono ho fatto poco e quasi niente:
Qualche giorno da vivo 
e non sono neanche morto.

Kappa e Garappa sono cresciute,
Ho letto e corso e mangiato 
un po' di più, 
Visto meno volpi e più scoiattoli,
Pochi serpenti e più picchi.

Salutato tante cose
per salutarne ancora.

Fa ancora caldo e qualche volta come le cattive cose fatte
L'arcobaleno si fa vedere da tutti
E per intero.




mercoledì 27 agosto 2014

Rovescio il vino

Rovescio il vino.
Laverò la tovaglia
e il bicchiere.


martedì 26 agosto 2014

In un ritaglio

In un ritaglio
Insperato, sincero,
Il mio pensiero.


Resta la lisca

Resta la lisca
E il peperoncino
Finirà il vino.


Nemmeno i marinai



C'è un topo che mi guarda 
Dalle noci.
Una trota che dorme al caldo, 
Non viva su foglie 
di vite. 
Una coccinella propone un martirio antico 
E mai passato del tutto 
Di moda. 
Leggo e scrivo haiku 
Con penne ingannatrici, 
mentre i Noir Desir mi cantano uno tra i dischi più belli 
E oscuri 
Degli ultimi trent'anni; 
Penso che un cosa cosi non poteva non chiedere un tributo 
Di sangue.
Io.
Ho messo un friulano nel congelatore, 
Ho dato pioggia alla misticanza, 
Fame agli affamati e sete agli assetati, 
Senza ritegno.
Ora è quasi pronto, 
Il vento non porterà, non ha mai portato nessuno.
Nemmeno i marinai.





domenica 24 agosto 2014

La Pipinate

La Pipinate
Soffia l'arcobaleno
Nell'imbrunire.
***
La Pipinate
Si plate daûr San Marc,
Ma l'arc, si sfante.


sabato 23 agosto 2014

Gelati tagliati

Vado avanti a leggere i miei haiku,
Sono quasi a pagina mille.
Erikah Badu cante per me il suo disco migliore,
Il primo.
Bevevo Lagavulin la prima volta che l'ascoltai, 
Davanti a quadri d'arte astratta,
Pagandoli 5000 lire;
Ora bevo ramandolo, fresco
E troppo dolce, per quest'ora del mattino.
Brucerò tre coccinelle mute
Dentro un coccio, 
Per allontanare zanzare e aria cattiva di ricordi.
Ho lavato i piatti e rotto un bicchiere,
che sembra aver dato più vetri
Di quanti ne contenesse.
Ho fatto a pezzi decine di gelati,
Allineati su una tovaglia nuova.
La vecchia,
Mal si adatta a un tavolo più piccolo,
Ma si può scrivere, leggere, disegnare
E costruire castelli di carte e brezze.


giovedì 21 agosto 2014

margheruote...

video



lunedì 18 agosto 2014

Demoni e nuvole




Succede così, di notte, che ti bussano agli occhi spalancati,
Succede che sono come le nuvole bellissime di un giorno bellissimo.
Li puoi contare, misurare, uno a uno.

Il primo ha il viso di bimbo, i piedi grassocci,
Gli occhi cuciti addosso, che ti ha strappato mesi fa.
Ha sesso e sesso è stato,
Ma non ha età, perché non l'hai mai voluta sapere,
Non ha unghie, perché preferisce strapparti il cuore a pizzicotti.

Uno si è costruito da solo con i ricordi migliori,
cuciti come brandelli di pelle attorno a viscere e ossa lucide.
Sorride, sorride sempre, e si allontana immobile, senza salutare,
Senza smettere di tenere il bandolo
di quella matassa confusa di fili d'oro che non sarai mai più.
Ti ha scucito un braccio, un pezzo del petto, e corre veloce,
Corre e non torna più.

Uno ha tanto da dare, lo tieni in pugno senza volerlo.
La sua schiavitù ignorante è il giogo che ti consuma i piedi
I moncherini strisciano sul catrame ferendo l'udito,
Non ha un domani, ma non lo sa e vive come se
scavandoti buchi nella spina dorsale, con un cucchiaio sporco.

Un altro si è donato così tanto da averti seppellito vivo.
Senti i vermi delle putrefazione del domani correrti sulle braccia immobili
Non hai modo di chiudere nemmeno la bocca e lui è lì
con le braccia gonfie di doni e tenerezze, che raccoglie i tuoi respiri
in un secchio bucato.

Di notte, succede così, che te li trovi davanti, a bussarti agli occhi,
come l'opposto di nuvole bellissime, di una giornata bellissima.





 

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