domenica 29 gennaio 2012

Riabilitazioni

Una canzone per anni obliata
Ora cercata
Ritorna camminando sulla polvere
Granello dopo granello
Una nota via l'altra
Come una collana di ricordi
O una processione di fedeli
Villani, ladri e sicofanti.
Una perla sfugge, dilaga,
Si incastra tra i denti della verità,
L'unica a rimanere,
L'unica a gridare,
Rivendicare a labbra chiuse
La propria mano
Strappata a morsi
Dalle trascorse ingenuità.


sabato 28 gennaio 2012

Memorizzare graffi

Ma sì, alla fine, mi va di fermarmi e salvare un po' questa mezza giornata con qualche riga che magari chissà, un giorno che dimenticherò, potrò tornare qui a ricordare. Che poi è per quello che si fa il diario, no?
E' cominciato tutto stamane, ma poi anche ieri notte tipo, ma poi ci stavo pensando anche in questi giorni, alla cosa dell'incisione della memoria. E pensavo che ieri notte, passando per Portogruaro, ho salutato via sms la Giorgiapiccola , che poi non vedo da anni, né vedrò mai più credo, ma continuo a ricordarmi di lei quando passo per il suo paese, così credo lei si ricordi di me, per certe cose, e così ho pensato che ci vuole comunque una certa abilità e fortezza per incidere la memoria. Son passati dieci anni e quanto l'avrò frequentata? Una estate? Forse due, non so. Ma abbiamo fatto quattro cose e me le ricordo, o forse anche venti. E stamane, passando con il mio bolide viola vicino a Bressa, mi sono ricordato anche del serpentone gigante nero, che quasi calpestavo mentre nascondevo trote di troppo, e parliamo di 15 anni fa, penso. Ho tentato di fare una piccola mappa geografica mnemonica. Mi ricordavo anche l'albero e la disposizione delle radici, così come di Bressa mi ricordo del Mulino, di Linda, moltissimo, delle due rosse del ponte, del ginocchio mio distorto, del servizio alla TV, della pesca miracolosa con Giorgio e forse, a pensarci, penso di arrivare a una cinquantina di ricordi incistati. Mentre però, della stradina del serpente, non ho altre incisionimnemoniche. Insomma... questa cosa di incidere la memoria è una abilità a cui non avevo mai pensato, e stamane ci pensavo. 
E' una cosa di cui spesso mi sento accusato, indirettamente o direttamente, quella del non farsi dimenticare, del rifluire, del tornare nella testa altrui. E pensando, pensavo che forse non è casuale, è come graffiare, e di solito magari graffi te stesso, ma perché no, nel farlo è facile graffiare anche gli altri. Ma dov'ero partito? Ah, sì, alla cosa del pensare ai graffi della memoria, che è nata mentre guidavo e pensavo alla cosa della felicità. Colpa di Celia, e della sua domanda, okay, anzi, nemmeno una domanda, forse. Più un pensiero, ecco.
Il pensiero dell'essere né single, né accoppiato, e di trovarli entrambi concetti superati e accessori rispetto alla mia felicità individuale.
Voglio dire... mi sono messo a riassumere la mia giornata da ieri, diciamo dalle tre di pomeriggio, e a contare i graffi possibili, partendo dalla scelta di un libro a caso - che è sempre cosa bella quando lo devi regalare - al comprare le rose, al decidere cosa far scrivere ai bambini alla piccola follia di una cena veronese con una donna moldava di nome Mona, ahahah, ma rossa, non bionda, e che mi ricorderò per parecchio la cosa della moldava e probabilmente la associerò alla carne. E comunque poi, al di là di questo, c'è sempre la bellezza del ritorno, perché gli autogrill, confesso abbiano sempre quel po' di fascino, e in mezzo a tutti quei camion dormienti, a bere cola, ti vengono storie e pensieri come se piovessero. E poi perché no, credo di essere riuscito a salvare quelle ultime parole lette e scritte, prima del sonno e della sveglia - che ho messo is the end of world as we know it - da un po' di giorni in qua, e ne sono lieto, perché riesce a svegliarmi bene e non pensavo, anche quando ho solo tre ore di sonno, come stamane. E mi sono chiesto, ricordo, chi me lo fa fare di dormire mai, che è sabato, non lavoravo, potevo stare a letto, ma è stato bello alzarsi al buio, buongiornare Emanuela, scrivere che sono vivo a Giorgia che sapeva che fuggivo e ha richesto il servizio tell me you're alive (cosa che non è mai scontata, nelle mie nottate) e poi fare il caffè ai miei e andare a vedere che il pensiero di gelo di ieri, tolti gli errori da sonno, non è un pensiero ma l'ìnizio di una storia, e così scriversela, questa storia, sul foglietto mentre cago (e ho pensato a quanto sono fortunato a cagare così spesso, ogni giorno) e subito dopo aver letto una fiaba dei fratelli Grimm senza capo né coda - E già erano le otto e la giornata era bella, prima di accompaganre Elisabetta a fare colazione e al Biocazzo, come lo chiamo io, che poi sarebbe il negozio biologico, dovo tutto costa tantissimo, bioparco, epperò hanno delle cose buone buone buone, tipo la piadina al farro mini, con la cioccolata crema pura con nocciole, mica la nutella, che saranno anche sei euro, ma sono ben spesi, così come sono ben spesi, poi, gli euri all'arte giardino, tipo per un levapelucchi, che dico io, mi ero rotto il cazzo di vedere mia mamma che fa la guerra ai pelucchi, e poi le penne, sì, le penne bellissime, una per me (anzi, per la 500) e una per Marica, che gliela devo spedire, regalare, per mostrare che le cose non hanno significati e quando si rompono possono divenare migliori, perché io penso sia così, la vita, e così ho penato a come si spedisce una penna, mi sono chiesto, e sono stato felice di sapere che una penna si spedisce in busta assieme a un libro. Chissà se arriva... vedremo, e se non arriva tanto ne ho comprate due. 
Che poi ero andato a comprare un regalo a Frank, che domani compleanna, e che vi posso dire pure che cosa gli ho preso, ché tanto mi pare lui non legga questo blog, ma solo gli altri due, e quindi non gli rovino la sorpresa, e poi forse, nemmeno sa cos'è il coccolo. Perché sì, stamattina, in 500, che ha il riscaldamento che non funziona, ho usato come scaldapalle il coccolo, e ho trovato fosse una cosa geniale, figa, assolutamente piacevole, quasi come tenere in braccio un gatto, guidare con il coccolo sui coioni, e così ho pensato, lo regalo a Frank. E la bella cosa, la gioia, era che avevano i coccoli più grandi, a forma di rettangolo, che secondo me vanno molto meglio, e quindi ecco, il levapelucchi, il togliumidità a forma di palla e le penne sono state tutte un di più, altri soldi spesi che non servivano, ah già, sì, perché questa settimana mi è presa così, pure il pc nuovo mi sono pigliato. Un giorno - non so chi - mi disse che quando non hai soldi devi spenderli, e io seguo questo precetto, perché mi sembra di quelle cose belle che ti fanno crescere ali, code o corna, o altre cose che di solito non hai.
Insomma, stavo tornando, in auto, e pensavo a tutte queste cose fatte, belle, tutte da salvare, così come il pensiero del tempo sprecato per gli altri, cosa che non faccio più e che è la cosa che poi, stamane, prima che il cell morisse, ho risposto a Celia, e un po' a me stesso, perché mi sono accorto come di fronte all'illazione di essere un accoppiato non felice, mi sono scoperto individuo così pacificamente  e densamente felice da non sentire in alcun modo lo stimolo a replicare.
E se salvi tutte queste cose, in meno di 24 ore, mi son detto, ma quanti graffi nella memoria ti sei fatto? Come puoi, non essere felice? Ecco, devo ricordarmela, 'sta cosa, se per caso finissi, come succede, per dimenticarmela. Verrò a leggerla qui.



giovedì 26 gennaio 2012

Verrà no

Non verrà la nebbia,
Non verrà la neve,
Non verranno le troie, i pastori, le bugie a fin di bene.
Non verrà l'incoscienza, la tua donna, 
La fine del mondo che tutti,
Del nostro,
Possediamo già.

Non verranno anafore migliori,
Cazzate peggiori,
Identiche diramazioni,
Libri e dischi più sconvolgenti
Di quelli che conservi sui tuoi scaffali.

Verrà il resto,
Sicuramente,
Forse non stasera
O forse mai.


mercoledì 25 gennaio 2012

L'arcano malizioso

Non sarà la cecità, 
Non il pane fragrante delle infatuazioni,
Né una lingua madida,
Che ripone le sillabe sulla credenza della voluttà.
Nella risacca innocente 
Delle chiacchiere che vuotano il bicchiere,
Raccoglieremo conchiglie enormi,
Più grandi di una bugia,
Più di un arcano malizioso,
Di un bacio a lungo obliato
E adesso esploso.


martedì 24 gennaio 2012

Coda di stella

Non era una stella,
Me ne accorsi quasi tardi.
Era veloce, facce immote dietro gli occhi luminosi.

Non era una stella e non tremava,
Nessuna carezza cullata dalle mani bianche,
Nessuna preghiera sulle labbra chiuse.

Aveva scie di cristallo,
Gambe di seta,
Risate di metallo;
Stremava il tempo vagolando fra le cerimonie,
dentro le occhiate.

Ma non era una stella,
Non aveva nemmeno
Una coda.


sabato 21 gennaio 2012

Carne dal passato

La lasciai a marcire,
Soffocata tra i ricordi.
Vidi vermi pigri
Succhiarne le carni,
Il silenzio e la distanza
Smagrirne e sbiadirne le forme,
Il richiamo,
I profumi.
Ma una volta rimasta d'ossa,
La vidi alzarsi, camminare, tornare.
E allora ritrovai, riattaccai modellai le carni.
Ben presto m'accorsi
Che altro era l'animo,
Altra la forma.


venerdì 20 gennaio 2012

Carta e penna

,
L'ombra della mano
Un filtro di cancellature che manca e precipita,
Un altro d'inchiostro che sfuma e rallenta.
Son passati mesi, e prima di questi mesi altri mesi,
Come possiamo dirci poeti, se il mignolo vola e non tocca terra?
Un'agenda, un diario, una maschera agganciata a un chiodo lontano:
E' questo che ci fa appuntire i piedi, diramazioni scontate della dimenticanza.
Il volto grifagno del progresso ci guarda da sotto in su,
Seduta su una fossa comune
Ai più.


giovedì 19 gennaio 2012

La pioggia di sabbia

Abbiamo riposto le maschere, 
In stanze dove lunghe file di chiodi
Attendevano mal allineati.

Alcune le abbiamo strappate
Assieme alla pelle,
Altre sono corse via usando per gambe
Una pioggia di sabbia,
Mentre noi le richiamavamo indietro,
Sconsolati.

Ci restavano le lame,
Impolverate o arrugginite,
Ma non le abbiamo usate mai.


mercoledì 18 gennaio 2012

Le streghe di casa mia

Le streghe di casa mia
Hanno vanificato i muri.

Una vive dentro una moneta,
In un quadro appeso in salotto,
Senza facce e senza virtù,
E senza guitti, né colori,
Da comandare.

Un'altra, sulla credenza,
Danza in equilibrio su un granello
Di polvere
Alato e balordo.

Una terza e una quarta
Hanno denti a sciabola,
Arcobaleni per occhi
E nuotano negli specchi.

Un esercito, poi,
Racconta favole
Nelle crepe del soffitto:
A ogni angolo un finale,
A ogni scricchiolare una magia.

Le streghe di casa mia,
Hanno vanificato i muri
Sguinzagliato alle finestre
Strangolato la noia con un pelo di culo.



martedì 17 gennaio 2012

Gatto stregato

Gatto stregato:
La magia dei fanali
Squarcia il gelo.


domenica 15 gennaio 2012

Questa cosa della barba

C'è questa cosa, di giovedì, che non era una bella giornata, no. Cose di attese brutte e pericolosamente brevi, da non stare a dire e terminate però in macchina, andando al lavoro, nel pomeriggio, e accendendo la radio.
Quasi subito c'erano i Ramones, che poi io, non è che sia un fan, non lo sono mai stato. Apprezzo sì, ma non da impazzirne, ma c'è questa canzone, che poi è pet cemetery, a cui oramai sono legato.
E mi era già successo una volta, anni fa, con un'altra canzone, che era Grace di Buckley, che passavo le notti a cercare la canzone in radio, convinto di trovarla, e poi la trovavo.
Notti. E parecchie.
Quella volta era più difficile, non si scaricava, non si compravano tanti cd, e non era poi una canzone che passassero spesso. Eppure mi capitava di averne bisogno e di sapere che l'avrei trovata, nelle notturnità dell'FM.
Ma non stavo parlando di Grace, nè poi di Pet Cemetary, se non per dire che quella, da un po' di mesi in qua, incrocia stranamente le sue vie con le mie. Accendo e spesso la trovo, e proprio quando penso che la voglio trovare e ne ho un gran bisogno.
Chissà perché, poi.
E so anche, per altro, che potrei ficcarmela nell'ipod, certo, ma non è così che funziona, ciò che deve incrociare la tua via non sta negli ipod.
Comunque.
Si diceva, venerdì, che una dipendenza uno la deve avere. Qualcosa che ti fa male farne a meno, che non puoi resistere senza, e io non so, lì, a pensare a cosa, il bere la figa lo sport le bestie me stesso o chissà cos'altro.
E niente. Ho fatto periodi in cui mi sono privato di tutto questo, senza motivo o solo così, perché è capitato o tanto per. E quindi dico, no, non ho una dipendenza. Poi ecco che penso, si, no, sì, una dipendenza ce l'ho.
Perché cos'è che hai sempre fatto, nella vita, da quando sei morto per la prima volta.
Cosa ho fatto, eh? 
Ho scritto.
Ecco dove si nascondeva la mia dipendenza. Fosse qualunque cosa, ho cassetti pieni di agende, scontrini, fogli e fogliacci. Scrivere, si potessero ficcare dentro pure gli sms, le mail, che hanno il difetto di non lasciarsi salvare, di essere volatili e affamate, be', ho scritto ogni giorno della mia vita - Minchia... da non crederci. 
E leggere? mi sono chiesto.
Ci sono stati periodi che non leggevo, vero. ma è impreciso, tutto ciò. Coincidevano ai periodi in cui studiavo, e insomma, come fai a dire che non leggi se stai studiando? Che, non è forse leggere, quello? Magari la dovrei chiamare curiosità, non so, ma poi finisco a quando venivo sGridato, seienne, perché il piatto si raffreddava mentre io dovevo leggere tutte le etichette in tavola. Bottiglie, tubetti, barattoli... Dio mio, che razza di coglione devo essere stato da bambino. Mi sa che senza leggere nemmeno andavo a cagare. Ecco, ben due dipendenze.
A propostito di cagare. ho rimesso il libro nel bagno di sotto. Pensavo di no, pensavo di evitare di mettercene uno.
Perché nel bagno di sotto, il mio, che vuoi che ci metta, un libro anche lì? E invece ho trovato cosa metterci.
Le favole dei fratelli Grimm. La più lunga sarà 4-5 pagine e ce ne sono a centinaia. Temo che quel libro rimarrà sul davanzale almeno un anno...
Ma poco male.
Ma non era nemmeno di favole che volevo parlarvi, né della mia abilità a mettermi il burrocacao con una mano solo (no, non è difficile, potete riuscire anche voi). Forse di Dick, ecco. Quel cane lassù.
Che io non amo i cani. Questione di affinità elettiva, sono un gatto nelle vite precedenti e lo sono tuttora per molto di me. I cani hanno bisogno di cose che io non so dare.
Però adesso c'è questo Dick, che non è un mio cane. 
Pare essere un Samoiedo. Arrivatoci non chiedetemi come, tenuto non chiedetemi come.
Nella mia famiglia siamo così, le cose vanno e vengono, compresi gli animali. Gabbiani, aironi, capre, oche, tartarughe, cicogne, ricci, e qualunque cavolo di bestia decida di fermarsi, le teniamo.
Così è per il Dick. Bellissimo, certo. La razza evidentemente non è acqua.
Ti guardano pure quando lo porti in giro al guinzaglio.
Però mi ha fatto capire perché non sono fatto per certe cose.
Tipo che l'ho portato a correre, ieri.
Ecco.
Lui dovrebbe correre più di me, giusto? Io sono abituato così: i cani corrono più delle persone.
Ecco, questo qui a metà strada non correva più. Cagava ogni 2-3 minuti (ma erano finte) e poi voleva essere coccolato, o semplicemente camminare.
No, bioparco. Tu stai chiuso una settimana, e il sabato io non gioco e ti porto a correre e tu, bioparco, devi correre!
Poi c'è questa cosa del pelo lungo, lunghissimo. 
Io non è che torno indietro. Se decido di attraversare un fosso devo arrivare dall'altro lato. E' pieno di rovi? Okay, ho la pelle dura; ci sono le vipere, okay, basta non calpestarle, è troppo lungo e arriverò tardi non si sa bene dove? okay, vuol dire che quel che viene dopo non era importante. E non lo è mai, per me.
Ebbene, attraversare il fosso, col Dick, non si fa. Gli si appiccica addosso di tutto. E ci ho perso un quarto d'ora per togliere rovi, spine e altre cose che spero siano state di origine vegetale. No, non è fatto per attraversare i fossi, il Dick. Io ho bisogno di gente intorno che attraversa i fossi.
E poi, in aggiunta, c'è la cosa del bere.
Se sei un cane e vuoi bere sei figo, perché ti basta una pozzanghera, ma io che sono un esteta l'ho portato nel canale, il Dick, e dopo avergli pure insegnato dov'era l'acqua (stordito!) mi sono accorto che farlo bere nel canale significa ritrovarselo con tutto il pelo bagnato, quello attorno al collo. E sporco, subito dopo.
Ecco, nemmeno questo fa per me. Io son fatto per bere nei fiumi e nei canali, non ci posso fare niente.
I bicchieri sono una soluzione di ripiego.
Insomma... com'è che sono arrivato qui? 
Non so... ah sì, stavo leggendo dei racconti e mi si è impigliata la barba nella cerniera della maglia. Perché adesso mi è presa questa cosa del non radermi e non tagliarmi i capelli almeno per un po'. Un po' come quella cosa del non scopare, del 2011 o di raggiungere i 100 chili di fine 2010. Cose così, tanto per fare, ma che sono divertenti, ti fanno scoprire cose di te che nemmeno immaginavi.
E allora ora c'è la cosa della barba e ho scoperto questa cosa: che si impiglia nelle cerniere e bioparco se fa male quando si strappa! E allora ecco che ho smesso di leggere, per mettermi da bere e passando al pc c'era emanuela e allora okay, già che ci sono, mi son detto, aggiorno il blog, e anche se oggi non ho scritto pensieri di gelo, ma posso dire questa cosa della barba, mentre ascolto, dal '98, Buckley.
Tutto qua.


sabato 14 gennaio 2012

Carne di carta

Confezionammo un fantoccio
fradicio di carne di carta
Da impiccare a ogni albero nudo,
A ogni freddo palo della luce.

Muovemmo i passi dei nostri libri
Nelle piaghe delle loro storie.

Fummo latte per ferire
Il nostro cuore di pane,
Risa soffocate per dare respiro
Al fuoco.

Cercammo coi denti
Di strapparci i piedi,
Ma la pigrizia ci divorò la lingua
E siamo ancora qui
A camminare via.


venerdì 13 gennaio 2012

I nostri musei

Di piume e pelo e pettini
Sui muri a stendere una cappa d'umidità.

Nella colazione
Poco zucchero e poco tempo.

Più della parola curiamo la battuta
O il nostro riso,
Che comincia prima di nuocere.
Le collezioni di polveri sono trame esili,
Sottili,
Smagrite.
Con un ago ne potremmo mutilare la voce.

I visitatori non fanno la carità, non applaudono;
Sono treni che borbottano,
Lapidi scolpite sull'acqua
Nel fiume selvatico della memoria.


mercoledì 11 gennaio 2012

Storpia beltà

Intagliammo un veliero di pietra
Nel legno,
Nella stiva mezza luna e un mazzo
Di carte di vetro,
i semi di mille e più colori.

Ci convinsero a tracciare linee,
Dove un tempo erano solo ombre
E riflessi.

Rinunciammo:
Ci sentivamo mendicanti felici
Sulle strade storpie e affollate
Della beltà.


Freni e fanali

Ora che hai nelle tasche una briciola, 
Un lucchetto, un coriandolo blu;
Ora che tutto è in ombra,
Che le bandiere hanno sonno e sete,
E la luna è in pigiama.
Ora che i frutti dell'arcobaleno sono maturi
E la sabbia non si aggrappa più,
Scioccamente,
Al vetro liscio delle clessidre.
Ora che le storie da raccontare
Sono fiabe e filastrocche
Senza maschere, fretta, falsi finali.
Ora, forse, le nostre mongolfiere avranno le ali,
I freni, i fanali, l'armonia.


lunedì 9 gennaio 2012

Tramontamenti

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sabato 7 gennaio 2012

Gattume sfuggente

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venerdì 6 gennaio 2012

Il freddo e i fuochi

Il freddo e i fuochi
Hanno liberato le scintille e vanno
Riempiendo la luna,
Pallida bambina capricciosa,
Di presagi e brillanti.

Abbiamo dato alle persone
Sbagliate
Troppe chiavi e ragioni,
Ci hanno tolto le nuvole dalle tasche,
Fatto perdere i sensi 
Alle nostre canzoni
Preferite.

Ma siamo cresciuti:
Maree bizzose a coprire
Spiagge di ricordi
Infreddoliti.


giovedì 5 gennaio 2012

So molte cose


So molte cose,
Le tengo per me.

So del sapore degli occhi
Quando non sono dolci;
So ciò han sentito le orecchie
Dei tuoi libri migliori;
E cosa non dice
La lingua che non parli.

So molte cose,
Anche alcune che non so.

So dell'ombra nell'ombra,
Del cuore nella gola,
Delle mani nelle mani.

So molte cose,
Le sai anche tu.


mercoledì 4 gennaio 2012

Immortanimali

Se ti porti via il mare, 
Hai le tasche di sabbia;
Se lo fai chiacchierare,
Non ti ascolterà;
Se me lo lasci domare, 
Te lo restituirò scalzo e pettinato.

E se ti ricordi di me
Per un giorno,
Ho tra le mani
Le redini di un drago,
Ma se fosse per sempre,
Sarebbe una bestia selvaggia
E immortale.



Fame di pioggia

E tutta questa pioggia,
Che ha fame di terra e di luna e di fanali,
Che mastica le nostre imprecazioni
E ci restituisce giornate di merda,
Che abbelliamo con ombrelli e coperte.
Questa pioggia che piega i cartelli stradali,
L'erba degli argini,
La voce delle eco.
Non è come noi, né contro:
Si fa spazio,
Parla senza tacere,
Cade senza farsi male
E senza volersi rialzare.


martedì 3 gennaio 2012

Finimenti

E' perché abbiamo questo bisogno di mettere un punto
Nelle nostre frasi lunghe un anno,
Ma ci scordiamo di iniziare con la maiuscola
E non c'è gomma che funzioni
O non funzioni del tutto.

O perché mal tolleriamo i botti,
Ma gli artifizi
- se brillano - 
Prima le nascondono, ma poi
Ci mostrano le stelle.


lunedì 2 gennaio 2012

Buoni propositi

E quali propositi,
Se non smettere di acquistare
Più libri di quanti
Se ne legga;
Mordersi la lingua
Prima di morderla agli altri;
Differenziare il tempo che gettiamo
Come facciamo coi rifiuti;
Rifiutarsi di raccogliere
Dove non abbiamo seminato.
Ma più di tutto,
Di tutto questo,
Ricordarsi che il meglio è nel 
Contravvenire.




 

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