giovedì 9 novembre 2017

Regina senza pari

Non scriverò sulla schiena delle tue parole.
Lascerò il foglio bianco e i pesci faranno compagnia
Ai mostri marini che non ho disegnato.
Saranno le righe sottili a governare lo spazio
E quelle belle parole
I chiasmi, i calembour, sineddoche e anafore
Non troveranno posto
Non sopravviveranno nella memoriadopo essere state cercate
E trovate.
Io sono quello che non muore
La mano data e quella rifiutata
Sono quello che rimane, resta, avanza.
E non chiedo perdono, non chiedo, non perdono.
Si smarriscono tutte le volte i sentieri,
Nell'usura delle suole,
Dagli strappi nelle tasche
Sul trono di Solitudine
Impronunciabile, Illeggibile
Regina senza pari.


giovedì 19 ottobre 2017

Divani scomodi


Sono quasi le 5, ma sono lontani i tempi in cui l'alba, a quest'ora, era alle porte. 
C'è un disegno che si allunga dalla torta di mele di mia madre al latte freddo e insapore. 
C'è una canzone del Buon Inverno che fa lo stesso dalle braci ancora calde alle castagne che non ho preparato. 
Tu dove sei? 
Dove hai messo le cose belle che mi spettano? 
Dove hai nascosto i miei cuccioli di dinosauro e gingilli per tenerli occupati? 
L'ombra di un codino alto non è più meditazione sulla scacchiera della tovaglia. 
Alle pareti si moltiplicano i demoni buoni 
Che non rinchiuderò in una cornice di legno. 
Domani è fra un'ora e io ho ancora le mani piene di carezze, 
Di sesso, di colori, di sorrisi strappati e moltiplicati, 
Di fatica, di briciole, delle piccole meraviglie celate nella piega di un petalo.
Sul divano scomodo, senza mai sprimacciare cuscini, si possono costruire cattedrali e draghi di carta. 
I sogni, quelli no, quelli stanno seduti in tavola e ci guardano 
Aspettando una di quelle birre gelate di cui è pieno il frigo.


lunedì 9 ottobre 2017

Caro vecchio nemico


Sei tornato, mio caro vecchio
Nemico Amore.
Come hai fatto? Come
Mi hai trovato, in quale
Tasca di vecchio cappotto 
Ti eri nascosto?
E ora che sei qui, 
Come mi trovi, caro mio
Vecchio nemico Amore?
C'è più grigio o sfumatura
Nei contorni del viso, c'è
Più sete o fame
O sonno nella linea
Che inquina la ruga?
E tu, caro vecchio mio
Nemico Amore quante 
Volte hai già bussato?
Quante lettere hai strappato
Senza averle scritte?
Caro mio vecchio nemico Amore
Lo so, che non hai nome e questo
Non è mai stato quello con cui
Ti ho conosciuto e lo so
Che non ami farti chiamare
Così.


giovedì 28 settembre 2017

Cose che non vogliamo fare più


Ci sono cose che non vogliamo
Non vogliamo fare più.

Non andremo più ai matrimoni,
Nemmeno al nostro.
Che non sappiamo ancora di aver voluto
Come scusa di festa e cibo e bei vestiti.

Non saremo mostri 
A cercare di spaventare la gente
Col trucco caldo alla luce delle occhi
Poco cattivi delle zucche.

Non spartiremo più l'asciugamano
Stendendoci sulle fragole
Senza schiacciarle.

Non sceglieremo divideremo i piatti a metà
Con due colpi di forchetta
Non giudicheremo i russi neri
E non proveremo i russi bianchi,
Di panna orfana del latte.

Non ci sarà più il natale, la pasqua, il carnevale
Li manderemo via tirati per mano da qualcuno
Che non siamo noi.

Non vogliamo più la mela grande
Né le piccole cose che hanno fame di grandi giorni.

Cose che non vogliamo più. 
O che non sappiamo ancora di non volere più.


martedì 19 settembre 2017

C'è un quadro che mi resta


C'è un disegno, un abbraccio, una tela bianca. C'è un caffè caldo, gli oli allineati. 
Ci sono i pennelli sempre mal puliti, ci sono in testa tre colori. 
Ci sono gli XX che suonano forte, i bambini che si fanno portare via della corriere. 
C'è la frutta, pronta per l'ultima sangria, c'è un giornale che si macchia, le mani sporche, l'odore di acqua ragia. 
E c'è un ballerino, davanti alla tela, ci sono i suoi salti, il suo mangiare i marsh mallows, sporchi di colore. Non ne escono sfumature, il volume investe la piazza, disarma i curiosi. 
Ci sono due corpi che assottigliano, si fanno macchia sinuosa e spezzata. Pennellate e pausa, pennellate e pausa e uvetta sotto spirito. 
C'è il pane a scaldare sulla piastra, la marmellata è di mirtilli. 
Nell'acquaio tre scodelle sporche. L'auto è via a portare a spasso un padre.
C'è fuori dalla porta la pioggia, il freddo litiga con la fiamma. 
Il ticchettio dell'autunno macchia di gocce il quadrante del tempo che non torna. 
Ci sono navi lontane, che vanno alla deriva, convinte di avere salda la vela, 
C'è il vento alle spalle, che fa da timone e freno. 
C'è un quadro che mi resta. Solo lui, che pare fatto di persone,
Ma è drago, e canaglia, e meravigliosa imitazione. 


sabato 16 settembre 2017

Grilli per la testa


I grilli cuciono la notte ai boschi,
Alle aiuole,
Ai marciapiedi,
Alle finestre spalancate.

Dove cade
Il frinire rimane.
Non lo portiamo con noi
Mai.

E mai
Discuteremo del momento
In cui il sole sorge
E arrotonda.

L'ultimo grillo ha cantato.
Settembre starnutiva
Raspando la porta del nostro armadio
E le felpe
E le lunghe maniche del domani
Ci spaventavano
Agitandosi al buio.

Cago
Mi lavo
Ballo
Faccio colazione
Mi vesto.

Mettevano pioggia, per oggi
Dicevano che tutti i verdi
E gli azzurri avrebbero perso di luce.
Ma ora che sono tornato a casa
So fare di previsione
Peccato
E di torto
Virtù.


giovedì 14 settembre 2017

Ho speso tutto



Ho speso tutto in benzina
E regali e ora conto
I centesimi per le ultime bollicine
Del mese.

Mi sono fatto uccidere
Ogni volta che volevano
Ferirmi,
E rialzato per abbracciare
Ogni volta che impugnavano la lama.

Mi sono scostato
Per lasciare il posto a chi
Ti voleva di più senza desiderare
Ti volessi tu.

Mi sono proteso, inchinato, spento
Riacceso, 
Un cavallone travolgente che fracassa nel porto
Le navi pronte a salpare.

Ho speso tutto, 
Anche cose che non ho:
L'incanto, l'ebbrezza, la meraviglia
Regalati senza lustrini o salamelecchi.

Il tempo rubato alla mediocrità
Di un letto e di un bicchiere
Ho regalato ai letti e ai bicchieri.

Aspetto la luna
Lo stipendio
Le tasche nuove.

Aspetto che tornino i draghi
Per non restare a lungo
Solo.



martedì 12 settembre 2017

La perfezione della scultura


Ci sono le cose che arrivano improvvise, impreviste, senza che di loro si sappia molto. 
Tipo questa, che mi ha portato Giulia, più buttata lì, che porta, e che capitava in una sera vuota, da costruire, da impegnare in qualche modo, perché troppe maschere erano state indossate la sera prima e a fare quel che si doveva fare se ne sarebbero dovute indossare altrettante.
E le maschere ti soffocano, soprattutto se sono da giullare.
E allora andava bene, le cose nuove vanno sempre bene.
Ed è arrivato il correre 15 km in montagna, fra vento e cori di alpini, fra sassi e luci, fra salite e castelli, fra passi e ristori, fra carezze e palpate di culo, fra cunicoli di pietra e fortificazioni... e le fortificazioni rendono forti, sono fatte per quello.
E poi il monte, il buio, i grilli, il bosco.
Il monte, il buio, i grilli, il bosco.
E dall'alto, le luci delle strade, delle auto, delle case.
Il silenzio.
E nel bosco gli altri, gli altri che corrono.
Ognuno con la sua luce, in mezzo all'oscurità dolce di metà settembre, prima del temporale.
Come una metafora della vita. 
Un serpente di lucciole che risale il pendio. 
E noi fermi, silenziosi, a guardare.
La costruzione di baci perfetti cresce in queste condizioni.
Momenti, un ricordo di pietra scolpita, la mano della memoria che vibra già durante il colpo, accorgendosi della perfezione della scultura. 
E io lo so, lo so da decenni, che non è facile essere così, cogliere le cose fino nelle radici che portano alle loro ossa. Fa male, ti uccide, a volte più d'una volta. 
E non ne trovi tanti, come te, la ricerca è spesso vana, e spesso li vedi annegare via, nelle cose normali e nelle correnti tranquille. Tirano dritti, non si accorgono di non vedere più.
E potresti diventare così anche tu, lo temi sempre. A volte lo brami, ché sarebbe facile.
Ma poi io torno, torno sempre, e conosco il me che mi regala questa coscienza, questo saper cogliere già durante il colpo, le perfezioni della scultura.


domenica 10 settembre 2017

Lontananze tagliate


Quando piove i colori mangiano troppo.

Le auto
Festeggiano il carnevale.

Noi non vogliamo sapere
Quante crepe hanno i muri,
M cominciamo ogni volta a contarle.

Una lacrima che i rompe 
Rovescia sul dorso una nuvola
Una intatta
Spinge via il cuore dal suo alloggio.

Quando una lama di azzurro
Taglia la lontananza
I colori si mettono seduti.


giovedì 7 settembre 2017

Ho raccolto una conchiglia per te


Ho raccolto una conchiglia per te
La prima
Conchiglia che ho trovato dopo
Aver pensato di voler raccogliere una conchiglia
Per te.

Non l'ho trovata subito. La spiaggia
A volte è fatta di sabbia
Soltanto e non è stata
Una conchiglia bella
Nè grande
Nè diversa da molte 
Altre a rivelarsi per prima
A me.

E il rumore del mare non era
Dentro, ma fuori,
E i riflessi del mattino non erano
Rari, ma belli,
E chi la abitava non era
Morto, ma in viaggio
Per una casa migliore per
Regalare a me
La sua che regalo
A te.

E ora è sul foglio
La conchiglia per te, osservo
Le sue linee smussate, le indecise
Sfumature, mi parla e 
Pronuncia
Il nome che ho scelto
Per lei, il tuo, che dilaga 
In un'eco tra i piatti
E i profumi 
Fragranti della mia colazione che come
La conchiglia risuona
Di te.



 

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