martedì 19 settembre 2017

C'è un quadro che mi resta


C'è un disegno, un abbraccio, una tela bianca. C'è un caffè caldo, gli oli allineati. 
Ci sono i pennelli sempre mal puliti, ci sono in testa tre colori. 
Ci sono gli XX che suonano forte, i bambini che si fanno portare via della corriere. 
C'è la frutta, pronta per l'ultima sangria, c'è un giornale che si macchia, le mani sporche, l'odore di acqua ragia. 
E c'è un ballerino, davanti alla tela, ci sono i suoi salti, il suo mangiare i marsh mallows, sporchi di colore. Non ne escono sfumature, il volume investe la piazza, disarma i curiosi. 
Ci sono due corpi che assottigliano, si fanno macchia sinuosa e spezzata. Pennellate e pausa, pennellate e pausa e uvetta sotto spirito. 
C'è il pane a scaldare sulla piastra, la marmellata è di mirtilli. 
Nell'acquaio tre scodelle sporche. L'auto è via a portare a spasso un padre.
C'è fuori dalla porta la pioggia, il freddo litiga con la fiamma. 
Il ticchettio dell'autunno macchia di gocce il quadrante del tempo che non torna. 
Ci sono navi lontane, che vanno alla deriva, convinte di avere salda la vela, 
C'è il vento alle spalle, che fa da timone e freno. 
C'è un quadro che mi resta. Solo lui, che pare fatto di persone,
Ma è drago, e canaglia, e meravigliosa imitazione. 


sabato 16 settembre 2017

Grilli per la testa


I grilli cuciono la notte ai boschi,
Alle aiuole,
Ai marciapiedi,
Alle finestre spalancate.

Dove cade
Il frinire rimane.
Non lo portiamo con noi
Mai.

E mai
Discuteremo del momento
In cui il sole sorge
E arrotonda.

L'ultimo grillo ha cantato.
Settembre starnutiva
Raspando la porta del nostro armadio
E le felpe
E le lunghe maniche del domani
Ci spaventavano
Agitandosi al buio.

Cago
Mi lavo
Ballo
Faccio colazione
Mi vesto.

Mettevano pioggia, per oggi
Dicevano che tutti i verdi
E gli azzurri avrebbero perso di luce.
Ma ora che sono tornato a casa
So fare di previsione
Peccato
E di torto
Virtù.


giovedì 14 settembre 2017

Ho speso tutto



Ho speso tutto in benzina
E regali e ora conto
I centesimi per le ultime bollicine
Del mese.

Mi sono fatto uccidere
Ogni volta che volevano
Ferirmi,
E rialzato per abbracciare
Ogni volta che impugnavano la lama.

Mi sono scostato
Per lasciare il posto a chi
Ti voleva di più senza desiderare
Ti volessi tu.

Mi sono proteso, inchinato, spento
Riacceso, 
Un cavallone travolgente che fracassa nel porto
Le navi pronte a salpare.

Ho speso tutto, 
Anche cose che non ho:
L'incanto, l'ebbrezza, la meraviglia
Regalati senza lustrini o salamelecchi.

Il tempo rubato alla mediocrità
Di un letto e di un bicchiere
Ho regalato ai letti e ai bicchieri.

Aspetto la luna
Lo stipendio
Le tasche nuove.

Aspetto che tornino i draghi
Per non restare a lungo
Solo.



martedì 12 settembre 2017

La perfezione della scultura


Ci sono le cose che arrivano improvvise, impreviste, senza che di loro si sappia molto. 
Tipo questa, che mi ha portato Giulia, più buttata lì, che porta, e che capitava in una sera vuota, da costruire, da impegnare in qualche modo, perché troppe maschere erano state indossate la sera prima e a fare quel che si doveva fare se ne sarebbero dovute indossare altrettante.
E le maschere ti soffocano, soprattutto se sono da giullare.
E allora andava bene, le cose nuove vanno sempre bene.
Ed è arrivato il correre 15 km in montagna, fra vento e cori di alpini, fra sassi e luci, fra salite e castelli, fra passi e ristori, fra carezze e palpate di culo, fra cunicoli di pietra e fortificazioni... e le fortificazioni rendono forti, sono fatte per quello.
E poi il monte, il buio, i grilli, il bosco.
Il monte, il buio, i grilli, il bosco.
E dall'alto, le luci delle strade, delle auto, delle case.
Il silenzio.
E nel bosco gli altri, gli altri che corrono.
Ognuno con la sua luce, in mezzo all'oscurità dolce di metà settembre, prima del temporale.
Come una metafora della vita. 
Un serpente di lucciole che risale il pendio. 
E noi fermi, silenziosi, a guardare.
La costruzione di baci perfetti cresce in queste condizioni.
Momenti, un ricordo di pietra scolpita, la mano della memoria che vibra già durante il colpo, accorgendosi della perfezione della scultura. 
E io lo so, lo so da decenni, che non è facile essere così, cogliere le cose fino nelle radici che portano alle loro ossa. Fa male, ti uccide, a volte più d'una volta. 
E non ne trovi tanti, come te, la ricerca è spesso vana, e spesso li vedi annegare via, nelle cose normali e nelle correnti tranquille. Tirano dritti, non si accorgono di non vedere più.
E potresti diventare così anche tu, lo temi sempre. A volte lo brami, ché sarebbe facile.
Ma poi io torno, torno sempre, e conosco il me che mi regala questa coscienza, questo saper cogliere già durante il colpo, le perfezioni della scultura.


domenica 10 settembre 2017

Lontananze tagliate


Quando piove i colori mangiano troppo.

Le auto
Festeggiano il carnevale.

Noi non vogliamo sapere
Quante crepe hanno i muri,
M cominciamo ogni volta a contarle.

Una lacrima che i rompe 
Rovescia sul dorso una nuvola
Una intatta
Spinge via il cuore dal suo alloggio.

Quando una lama di azzurro
Taglia la lontananza
I colori si mettono seduti.


giovedì 7 settembre 2017

Ho raccolto una conchiglia per te


Ho raccolto una conchiglia per te
La prima
Conchiglia che ho trovato dopo
Aver pensato di voler raccogliere una conchiglia
Per te.

Non l'ho trovata subito. La spiaggia
A volte è fatta di sabbia
Soltanto e non è stata
Una conchiglia bella
Nè grande
Nè diversa da molte 
Altre a rivelarsi per prima
A me.

E il rumore del mare non era
Dentro, ma fuori,
E i riflessi del mattino non erano
Rari, ma belli,
E chi la abitava non era
Morto, ma in viaggio
Per una casa migliore per
Regalare a me
La sua che regalo
A te.

E ora è sul foglio
La conchiglia per te, osservo
Le sue linee smussate, le indecise
Sfumature, mi parla e 
Pronuncia
Il nome che ho scelto
Per lei, il tuo, che dilaga 
In un'eco tra i piatti
E i profumi 
Fragranti della mia colazione che come
La conchiglia risuona
Di te.


domenica 3 settembre 2017

Si aspetta la pioggia

video


Si aspetta la pioggia, davanti
Alla finestra 
E a una ragnatela
Si aspetta
Il temporale con le sue mani grandi
E vibrano le tegole, i marciapiedi, vibrano
Le lenzuola stropicciate dal vento
Precursore,
I cuscini
Sprimacciati senza essere dormiti, vibrano
I cardini, le corde per il bucato, 
Le pagine del libro
Non letto
E i disegni alle pareti.

Quando arriva
Ed è scroscio, ed è fragore,
Si aspetta finisca, si porti
Via il marcio dalle cunette, le foglie
Cadute e spezzate, i pianti
Trattenuti, si aspetta
L'asciutto, che disegni draghi
E manticore
Sull'asfalto, e cinguettii
Nelle tasche bucate dei pini,
Stremati, senza essere stormiti, si aspetta
Che si possa di nuovo stendere 
Una coperta in cortile, due calici
Un sacchetto crocchiante
Di patatine.


venerdì 1 settembre 2017

Ogni fiore ha un nome



Ogni fiore ha un nome.

Chi scritto nel pertugio dei petali, chi
Nella pianura disarmata della foglia, chi
Nel volo inebriato dell'ape o della libellula.

Il girasole lo grida ai folli soltanto,
Spalancata la bocca;
La viola lo ripone nel cassetto
Aperto del proprio profumo;
Il giglio ne fa un castello di carte;
La margherita lo dimentica quasi subito.

Solo la rosa porta quel nome
Scritto su una spina.

Ma nessuno mai li scopre
Questi nomi d'amori.

Non li scopre il fiore
Acquistato, non li scopre quello
Colto per illudere una stanza
D'arte o libertà.
Li scoprono tardi quelli
Appassiti in una cassetta postale
Seccati in un cruscotto
Marciti tra i rifiuti.

Solo il fiore rubato
Solo lui
Quando è scelto, reciso, sorriso
Sa del nome che porta
E del dove.


sabato 26 agosto 2017

Scoiattoli e rami grossi

Buongiorno!
Perché il giorno è sempre buono, o dovrebbe esserlo.
Buongiorno perché è sabato e dovrebbe essere il primo giorno di ferie.
Perché ho dormito, fatto colazione, l'amore.
Buongiorno perché è pieno di cose belle che posso vedere come terribili.
E più sono, più scavano.
Ma ci sono tante cose da fare, prima di stendersi sul fondo.
Reclamando il mio turno, prima di tutti gli altri.
Passando avanti a una fila di vecchietti, di malati, di sfortunati.
Ci sono stanze da sistemare, pulire,
Ragnatele da accarezzare,
C'è un sasso nel giardino, da dipingere.
Un disegno per Emanuela, da finire, e non poter dare.
Un quadro d'alberi per Giorgia che è già tela bianca, in attesa
Uno per Federica che mai dipingerò
Un totem d'albero di dieci metri seccati al sole
Una mezza maratona da tentare e non riuscire
Una cena con Giulia che cucinerò
Un tuffo a schiena, senz'acqua, che ho invidiato
Un volo dalla montagna che mi costerà e non  ucciderà
Un treno che ogni mattina mi passa sopra, e finirà per farmi il solletico
Una notte di birra e stronzate da passare e organizzare
Un libro che non scriverò
Uno che non finirò di correggere
Uno che non vedrò pubblicato
Uno che non leggerò.
E la mia poca voglia di smentire tutto ciò,
Che smentirò.
C'è il tumore di mio padre,
Quello di mia madre,
Quello che non ha ancora mio figlio,
Quello che io cucino dentro, e che aspetta
Come se stesse per salutare.
C'è un mondo brutto, che non si può più cambiare.
Ci sono laghi, una vacanza da fare,
C'è NY, i laghi, le città, il mare lontano
Il disco nuovo dei Queens da ascoltare.
C'è un coraggio che si nasconde dentro le cose da fare.
C'era uno scoiattolo, che si è fatto toccare.
Ora non c'è più e con lui,
Si sono nascosti anche tutti gli alberi,
Con i rami grossi
E il sorriso lieve.


giovedì 17 agosto 2017

Se

Se il pianto è vela
E poi scudiero.

Se il suono
Della foglia a terra
Ancora tiepida d'estate
E' prima sentinella
E poi veliero.

Se un varco di grondaie
Ritaglia nel cielo illune
Un brodo di stelle
Bollite, freddolose e nude
Da spalmare piano
Da cucchiaio a pelle.

Se un'alba non basta
Se non basta un'aurora.

Se una cicatrice sfugge
La carezza
Come il minuto fa con l'ora.

Se la sagoma del pioppo
Agita le braccia
Dal marciapiede alla scodella.

Se nel latte caldo abita
Una pelle che rabbrividisce
Piega e scuote
Ma non si può domare.

Se anche negli errori, 
Nei torti,
Nelle figure di merda,
Nei fiori rubati
Si nasconde il mare.




 

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