giovedì 10 gennaio 2019

Polvere malinconica


Cancelliamo con gesti ripetuti
Le vergogne a cui abbiamo dato il corpo
                                                  [di un gesto.

Il nero dell'ombra, del buio,
Dell'oblio e dell'inchiostro.

Il bianco del silenzio, del vuoto,
Delle lenzuola e della dimenticanza.

Nei grigi camminiamo adagio,
Disarmati, offesi, guardinghi,
Sollevando una polvere leggera
Che posa e dà corpo
Alle malinconie.

Bisognerebbe correre, suvvia!
Inciampare e sbucciarsi le ginocchia,
I palmi, il viso.

Calpestare e spingere chi precede
Guardingo e offeso e disarmato.

La polvere dai nostri calcagni
Poserà sui loro.


lunedì 7 gennaio 2019

Soldati




























La pagina ride di 
Come Ho messo le parole 
In fila. Un sorriso privo di denti
Tra i quadretti feriti dall'inchiostro e l'inchiostro disseccato e sterile.
Un canto è anche quello della portiera dell'auto del padre, nel cortile buio.
Un canto è lo sputo bollente del caffè sopra il suo profumo
E un canto svela al bicchiere il gluglu della 
Bottiglia nello sbattere dei vetri.
Il soldato marcia ancora, 
Per l'esercito 
Del tempo.
Fanti
I secondi
Generali gli anni
E ogni orologio è un fucile
Carico che dondola il palmo.
Ma i soldati, nella mia lingua sono 
Fiori disegnati da una mano ingenua negli orti e nei cimiteri.
Ci sono stagioni dove l'acqua marcisce, altre dove ghiaccia e spacca il vaso.
Ci sono stagioni l'acqua disseta il sorcio
E la zanzara.


Epifania


Ravvivo il fuoco,
Che spinge e sgambetta sulla ghisa
E sul fumo, le lingue,
Parlate stanotte, sono quelle dell'epifania
E della galaverna, già pronta a stendersi
Per aspettare l'alba.
Parlate stanotte, voi di Orione e Sirio,
Leggete nei fumi di chi governa le ceneri
E salutate le scintille pagane
I sassi delusi
Dalla pozzanghera gelata, i cirri
Che da tanti giorni trattengono
Pura la neve.

La birra gelata, qui, non ferisce il bicchiere, né
Offende il palmo, il silenzio
Non è muro ma finestra
Accostata, misurata dalle tende ricamate
Da mia madre.

Non guardatemi, quando rintoccherà la rosa
Sui bordi del bicchiere:
L'ho rubata, non potevo fare altrimenti.
Era l'ultima, era il cuneo che ha crepato 
L'inverno.
La spaccatura avrà il profilo di un'amante,
Il naso scheggiato dal pianto.
L'uomo della pace cercata, 
Mano nella mano, la porterà
In un deserto di appuntamenti
E aperitivi.


lunedì 31 dicembre 2018

Corìn fantate!


Corìn fantate!
Dispetenìn lis frascjis
E peçs, e danis.

***

Corriamo ragazza!
Spettiniamo le frasche
E gli abeti rossi, e quelli bianchi.


domenica 30 dicembre 2018

The Arpist




Fili
Dal cemento.
Pali distratti e non
Abbastanza tesi.
E le brezze, la pioggia, 
La nebbia, la tramontana 
Non si accorgono, non sanno suonare
Quest'arpa sterminata
Sconfinata
Che accompagna le strade
E stringe le case al petto
Senza scintille, eppur corrente
E velocissima.
E tu puttana, tu
Inquietudine
I fili non guardi nemmeno
Ché di notte
Dici
Tutto è slegato, tutto
Si annoderà.




C'è questa faccenda


C'è questa faccenda della morte.
Questa faccenda con cui ci si confida
Nelle notti lunghe.
Lei ti dice cose,
Nomi,
Perché.
Ti dice
E' morta Elisa, senza fiato, col respiro di vernice.
E' morta Gloria, fumando, e il fumo era ironia capitale
E' morto Mario, senza dirlo a nessuno, lasciando regali,
E' morto Riccardo, 
Romano,
Denis.
Tutti correndo.
E Fabio, senza prosecco e puttane.
E Bepi, da lontano, come le stelle.
E' morta Giuliana, con tutta la tenerezza di cui era infetta
E poi Luciano, e Pierluigi, e Federico,
Di cui si parla sempre a sproposito.
E Maurizio? E' vivo?
E Duilio?
E tutti quelli che ora non ricordo, 
E non ricordano.
Loro? Come sono?
Perché c'è ancora questa faccenda della morte,
Che dirama dai corridoi
Dai cuscini, dai sedili,
Dal riassunto di una flebo,
Dall'eterno sgocciolare dei giorni.


giovedì 27 dicembre 2018

I puntini che non dovevamo


Quello che ci lasciano
Le giornate di festa, d'ozio
Sono una macchia d'acqua
                            [d'acqua? Chissà...
Caduta sul foglio
Disegnato, ma appena fuori 
Dal segno, il nostro segno
                            [lasciato? A chi?
Che fare?
A quale divinità regalare una bestemmia?
Il Rammarico o il Sollievo?
Sono così i giorni incominciati
L'afrore delle nostre buone intenzioni
Arrivate di corsa, il sudore negli occhi
                            [Ansimando, ardite, ardendo.
Noi ci lasciamo distrarre dalle "i"
Improvvisamente numerose, e senza puntini
E mentre li mettiamo, qualcuno lo dimentichiamo
Noi dimentici di quello che.
                             [Dovevamo.


martedì 25 dicembre 2018

xmas tree


Allora?
Cos'è questo Natale?
Dove lo avete messo?
Lo vedo, occhieggiare dalla tasca:
E' una busta, un intruglio di auguri,
Oppure lo avete chiuso
A soffocare in una scatola
Di cartoncino glitterato?
E' lui che bussa?
Di quale canzone batte il tempo?
Cosa vi chiede?
Da quanto non ne mandate una
A memoria?
Da quanto non vi sbucciate un ginocchio
Per un salto imprudente?
Da quanto avete smesso di correre
Senza motivo?
O di aprire le braccia e girare a raccogliere
sole vento pioggia?
E' là, forse, nascosto in tutte quelle occhiate
Altrui?
Quella vergogna vana e sterile,
Annidata nelle bottiglie piene, regalate,
O in quelle vuote, riciclate?
Ha la faccia ossuta, Natale, gli occhi tatuati
E la bocca ancora
Da tagliare, il naso
Da bucare.
Vi offre
A mano tesa
Sul palmo gelato
Coltello e cacciavite.
Le vostre mani calde, strofinate, 
Non mancheranno 
E non mancheranno
La presa.


lunedì 24 dicembre 2018

Vetrerie


Dicono che serva il bianco
Un bianco sconfinato, di un intero foglio;
Un bianco di neve
O matematico, d'insieme vuoto,
O d'occhio di bimbo,
Spalancato quanto la vocale
Che lo chiude.

Dicono così. L'ho sentito dire, a voce alta.
Io invece zoppico e mi appoggio ai quadretti
E all'angolo mi rinchiude una scritta
Un nome,
Quantità, misura, lunghezza,
Altezza,
Descrizione.
"Vetreria F.lli Antonazzi".
Rima pazzi, suona pezzi.
E vi trovo abbastanza poesia da vederci
Un pertugio
Che porta al libro che mi sta di fronte.
Leggere un verso, piegare il dito
Sulla pagina piegata,
Mescere l'errore con la cernita, l'alea
Con la dissezione del tempo.
"Vetreria"
Mi basta e ogni cosa
E' contenuta.



martedì 18 dicembre 2018

Sei tu, eri tu, sei tu


Di tutte le strade, tu
Hai scelto questa.
Il tacco secco, sul marciapiede gelato,
Un colpo di tosse
L'attesa di un campanello
Che non è suonato.

Era bello scegliere la cena,
Porgere un fiore al piatto,
O al tovagliolo.

Inventare un dono
Farne sorpresa, abbraccio, rifugio, anfratto.
Dare un senso altissimo e introvabile
Al fare l'amore. 

Sei tu, eri tu, sei tu,
Che non portavi il tacco, il reggiseno,
Non portavi l'imbrunire,
Né il sereno.

Ed erano belle le scomodità
Del bagno, del futuro, del divano,
Erano belle le tue spalle
Sul petto mio capiente.
I capelli raccolti in fretta,
La colazione pronta, la notte perfetta.

Eri bella tu,
Come nessuno
Ti aveva fatto mai.

Che seno meraviglioso, che hai, dicevo, che bella
Che sei.
Del dopo non so e nemmeno tu ormai
Saprai.



 

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