mercoledì 26 ottobre 2011

Natura morta


Le foglie hanno disegnato un paesaggio
Sull’asfalto,
La pioggia lo ha colorato di luna,
Le luci dei fari
Hanno dato sfumature e profondità.
Su questa tela sporca,
Gli pneumatici, irriverenti,
Sono i fiumi che nutrono le città.


martedì 25 ottobre 2011

La maga

Di una foglia hai stravolto le vene
Con un soffio,
Lo stesso con le rughe
E l'impronta delle dita.

Dei baci hai misurato il peso,
L'altezza,
Delle carezze la profondità.
Dei sogni e della speranza
Hai fatto un solo cesto
Gonfio da spaccare,
Da lanciare
In un mare pescoso.


lunedì 24 ottobre 2011

Domatrici

Indossano scarpe preoccupate,
Ilari, 
Dai lacci bizzosi;
Le hanno rubate ai fantasmi,
Assieme agli occhi, 
E alle lenzuola.
Affossano anguille e coccodrili,
Per difendersi dall'ansia,
Dalle occasioni,
Dai venditori di danza
E di catrame.
Li ammaestreranno,
A forza di unghie tagliate
Lingue graffiate,
Ciglia bruciate:
Un esercito di mummie senz'occhi
E senza cicogne sui tetti.


giovedì 20 ottobre 2011

Piove e ride

Piove e ride
La curva increspata
Dalla pozzanghera


mercoledì 19 ottobre 2011

Sonno e cenere


Non eri pioggia,
Eri diluvio d'olio e bachelite,
Fiume scrosciante e bizzoso
Da nuvola a nuvola.

Non eri vento,
Ma aria di colla e vertigine,
Profumata di crema
Solare

Non eri tu,
Ma la tu che eri
Prima di essere te,
Fata dagli occhi stanchi,
Arrosssati da un fuoco
Che è chiuso dentro,
Ma non ha le chiavi,
E brucia persino
Sonno e cenere.


domenica 16 ottobre 2011

Legami fantastici

La fantasia,
Dall'equoreo seno,
Ha labbra scolpite nella faccia,
Unghie disegnate
Con una scheggia di mattone
Sulle dita e sulle braccia.

Ingoia
E non sente i sapori,
Gli odori,
Le voci.

Non ha gambe da spalancare,
Non lingue per confondere.

Ha sorelle più puttane,
Cugine malate,
Madri defunte,
Figli fatti di colla e baci.
Anche noi,
Certo,
Siamo stati così.


mercoledì 12 ottobre 2011

Voi, quelli là

Avete crepe senza muri,
Quadri senza finestre,
Abitazioni senza case,
Gemelli senza cuore.

Avete fame di sete di sogni di fama.

Beati voi,
Ché noi,
Còkoi sogni di fame di sete di senno,
Ci nutriamo la beltà.


martedì 11 ottobre 2011

Non avrai nemici

Mi hai fasciato i piedi con mattoni di gomma,
Dipinto gli occhi dei colori dell'estate
E delle domeniche di maggio.
Le unghie, le hai nutrite con sorrisi,
Le labbra affamate di sbadigli.
Mi hai insegnato i nomi delle strade
E i cognomi delle stelle,
I versi del bosco e dei poeti,
Non hai mai imparato a pronunciare la J,
Ma conosci lettere che io non ho scritto mai,
E sai trovare i miei calzini blu.
Le ossa, dure da spezzarsi e fredde e lucenti,
Le hai tenute dentro per pudore
Mentre il cuore,
Bagnato e molle e sempre caldo,
L'hai venduto alle farfalle, per mezza nuvola 
E un abbraccio che ti rifiutai.
E non avrai nemici, madre mia,
Quando inorridita mi donerai il desiderio di sconfitta, 
Contro il tempo, che mi donerà la tua.


domenica 9 ottobre 2011

Agitando i moncherini

Stendiamo i veli
A pugni e ginocchiate.
Le magie,
Cavate dal culo di una bugia,
Puzzano più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Le cere si sciolgono, si sciolgono le dita: 
Cerchiamo di afferrare una maniglia
Per i fianchi,
Agitando i moncherini,
Ma ci ha già voltato le spalle.


sabato 8 ottobre 2011

Case mute e preziose


Stavolta è per me,
Perché si arriva quando hai da dire
E non hai a chi ed è una costruzione
Tua,
Una casa muta e preziosa,
Dove coltivare montagne e allevar
Satelliti;
I silenzi uno sopra l'altro
Incollati con frasi di circostanza.
Risate per tetto, assenze per porte e portoni,
Le finestre un bagno di sale,
Trattenendo il respiro, il pugno, la beltà.


venerdì 7 ottobre 2011

Mar grattato


Il mio dio ha in mano una lattina
Vuota,
Finge di fumare usando l'ala
Di un angelo,
O un edificio, non si vede bene
Da quaggiù.

Certo, ha gli occhi
Cuciti,
Le ascelle sudate,
La pancia aperta come una porta.

Gli ho chiesto un'unghia
Per attraversare il mare,
Ma lui voleva le mie
Per grattarlo via.


giovedì 6 ottobre 2011

E morenti


Più volume.
Più code.
Più curve.
Più e meglio,
Ché tagliare ha tante facce
Quante un dado
E occhi quanti ne vorrebbe un dio.
E più volume.
Meno fretta.
Perinei in bilico su una vetta.
Venti forti
Mari poco profondi
E mani sporche a trattenere le ore,
Senza badare ai minuti.
Resta la notte,
Unico e vero confine per vivi
E morenti.


mercoledì 5 ottobre 2011

Ghigne di vetro


Rose di pietra:
steli lunghi quanto il Monte Consùl,
Il profumo uno sgorgare selvatico di ruscelli.
E' qui dove vivi tu?
Oppure è laggiù,
Dove i cuscini hanno fame,
E masticano tutta notte come placide vacche?
Conosco anche i sepolcri gommosi delle arpie,
Dolciastri di burro e punti e virgola.
Hanno abitato lì i tuoi minotauri?
O nei hai fatto insaccati
Da donare ai virus?
E di tutte le altre case,
Delle loro ghigne di vetro,
Che ne hai fatto?
Finestre, specchi o bicchieri?


Fusa?

video


martedì 4 ottobre 2011

Quale

Ho solo una cosa, da dirvi:
questa.


Tre

Mulino bianco coca cola e marmellata di perle.
Volpe civetta pioppi e stelle.
Muso verso il mare il giorno il giornale e il caffè.
A chiare lettere, dove l'occhio scodinzola,
E' scritto il colore della prossima nuvola
E della scarpe che porterà.


lunedì 3 ottobre 2011

Dalla nostra parte

Abbiamo cominciato a restare seduti
Ascoltando lo scricchiolio di uova rotte
E briciole calpestate:
I genitori si ammalano, gli zii muoiono e dei nonni
Ci siamo abituati a fare a meno.
Facciamo fatica a denigrare le foto
Di gruppo,
Le sfide non raccolte e a difendere
I cattivi e gli egoisti.
Siamo dalla nostra parte,
Ma siamo soli,
Con una luna storta.
__________________________
genesi del pensiero, su richiesta: 30-09-11-00-58
Chiamiamola M. che dà l'avvio a tutto, collaboratrice di lavoro, grado di conoscenza basso. M. è sui 40, ora ha un genitore, diciamo, che improvvisamente ha problemi di salute. Per quelli sui 40 che hanno i genitori diventa la norma, sia così. Dei nonni, alcuni, come M. la norma è che manchino da un bel po' e M. non ne parla quasi più anche se ricordo che non era così, dieci anni fa. M. ora si occupa di lavoro senza pensare a cambiare le cose, è seduta, in quel senso. Mi sono ritrovato a discutere di un miglioramento - per me - che per lei era indifferente. Ora, secondo me, M. non ascolta né il suono delle uova rotte, né quello delle briciole. Le uova solo le cose che non può fare più, tipo insegnare (troppe cose sono cambiate, la riforma i programmi; un uovo se lo rompi non lo aggiusti più). Le briciole sono gli avanzi della vita. Io vedo che M. non vede che certe cose - nel caso di questa giornata, un aperitivo in scioltezza - è diventato un avanzo (Troppo giovane l'intorno, fuori luogo il come, non adeguato il quanto; le briciole finge non ci siano, che lei "ancora" va a bere l'aperitivo, anzi, gli aperitivi).
Poi, nel mentre, ascoltavo il primo cd dei coldplay. Shiver, che in un verso, nella sua semplicità molto bello, dice: "On and on from the moment I wake,/To the moment I sleep,/I'll be there by your side"
Ecco, a me piace molto il concetto english di "by your side" che non è solo un "stare dalla tua parte, ma è "side" anche il lato del fiume, o di mille altre cose. E pensavo che ciò che ti fa restare seduto, ciò che ti evita, come a M., di rimanere in piedi, e scattare, è l'incapacità di essere dalla parte di qualcuno a prescindere. L'essere a conoscenza di difetti, cattiverie, torto, egoismo e tante cose brutte eppure, aggregarsi al male. In quel momento, ho pensato a un altro verso degli Otto Ohm, "stringere amicizie coi peggiori" che se lo avessi avuto a disposizione l'avrei ascoltato (senza di noi, è il pezzo). Insomma, ho pensato a questo legame, che vedevo, tra M. e il rimanere seduti per non avere la capacità di schierarsi a prescindere dalla parte del torto. Poi, pensando alle foto, una in particolare, sfigatissima, facce di merda (ovviamente io non c'ero, ma se ci fossi stato avrei detto lo stesso) ho pensato a come M. ma in questo caso i colleghi di M., perché M. non c'entrava più, avessero detto che era una bella foto. E invece no, faceva pena, era brutta.
C'è poi quel verso delle sfide, pensavo sempre all'aperitivo, alla sfida, a volte inconscia e infantile, del bere e che è bello, trovo che lo sia ancora, denigrare chi non la accetta. Quando capita capita, ma se capita devi starci dentro. E' una questione di prezzi da pagare. E quelli come M., quando trovano uno come F, che dice vado a casa, sono comprensivi. Invece, pensavo, come sarebbe bello che dicessero "buuuuu, vergogna".
Poi il finale, che discende da "by your side". Il finale è come faccio spesso, un calembour, un gioco per chiudere, che va dal particolare al generale. E quindi ecco, l'idea che non siamo più "dalla parte di qualcuno" contiene la sua negazione. Ovvero, se M. - e quelli come M. - non è più capace di stare dalla parte di qualcuno, vuol dire che è dalla sua parte. Ma se tutti sono così, allora tutti siamo dalla nostra parte, ma siamo soli. nel senso di solitudine. Da lì il calembour, sole vs luna, ma luna storta, perché giustamente, la solitudine non ci piace e quindi si è di cattivo umore (confesso che ero infastidito da quest'ultimo gioco di parole perché mi era venuta in mente la abominevole song di vasco, siamo soli, ma poi ho deciso di chiuderla così lo stesso, perché mi piaceva).



 

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