Lingua tra le gambe, ti ho sbirciato il cuore
A lungo e nella pace
Stremata del fortunale.
I tronchi graffiati da mattoni
Avevano sorrisi obliqui.
Il fango aveva disegnato mappe e volti
Sulle corolle e sulle vele.
Più a fondo, allungando il collo,
Un palpitare muoveva le pozzanghere
Sature di girini, sazi d'arcobaleno.
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