giovedì 6 novembre 2014

Autunni dentro la primavera

E' quasi mezzanotte. Il cinque novembre è quasi finito ed è passato a tratti veloce e a tratti no. Si è fermato come si fermerebbe un'auto, una bici, o anche solo un passante davanti a una vetrina. E la vetrina è di ricordi, di tempo che fu, di cose che non si vorrebbe non tornassero più.
E così ora che la giornata è finita cerco di iniziarla, che si vuole, si è fatti così, chi non vuole cedere ai giorni senza salvare nulla, come son fatto io. E oh, sì, avrei dei Ti amo, da salvare, avrei delle risate, dei volti belli che ho visto stamane, della stima, o Badu, il nuovo gatto, che poi è una gatta, che mi dorme in braccio o Gandalf che è sempre più puttana, ma è un gatto maschio, invece. Avrei mio padre che mi compra la bombola per la griglia con soldi che non ha mentre io pago la tarsu con soldi che non ho mentre mia madre progetta di comprare un motocoltivatore con soldi che non abbiamo o un carrello per sollevare pesi per cui non si hanno più forze. Insomma... le cose per dire basta e andare a dormire le avrei, ma ogni tanto son fatto così, che a fine giornata ho voglia di iniziare di nuovo, come a rubare una giornata in mezzo a due giornate. 
Così adesso ascolto i Foo Fighters, che se ne sono usciti con un terzo singolo a pochi giorni dal disco come se non riuscissero più a trattenerlo, e io son contento che arrivi. E bevo rum e coca zero, con il ghiaccio, come se fosse estate, mentre la lavatrice gratta alla porta, animale domestico, senza dubbio, tra i più comuni e addomesticati. E dopo aver preparato i compiti in classe, un programma, sistemato il mio orario su un file, deciso di non voler fare più un lavoro che non voglio fare anche se dovrei, è ora di salvare le cose. Delle cose. Qualcosa.
Questo bicchiere di stitch, che adesso che sono le 23.59, mi grida in faccia da dove viene - da verona, ricordo bene, uno degli ultimi giorni felici, che dentro la fine avevano piccoli inizi, - un bicchiere col peluche che non ho mai avuto nè volevo, che è già quasi a metà, ora, ed è da un po' che non uso. 
Ho un disegno, da finire, un disegno inutile, di foglie, ché ieri notte è venuto un quadratino di gelo con le foglie, ma poi si è interrotto strada facendo, dopo due frasi, e io devo andare a cercarmele, perché le ho lasciate andare chissà dove, dentro, e quindi vanno cacciate. O cacciate fuori. Ma al loro posto è arrivato il disegno
Insomma... è un momento, questo che valica il cinque novembre per saltare nel sei, che ha bisogno di piccole cose da mettere vicino, come le squame che fanno il pesce forte e veloce.

Una sono i libri trovati.
Sì, tra i libri mi sento sempre a casa mia, anche se non riesco a leggerli, anche se vanno e vengono.
Ora sto respirando polvere, la sento addosso, non so dove, ma mi entra nel respiro e non dovrebbe - sono allergico, ho l'asma - ma non mi va di scacciarla. Viene dai libri che ho trovato oggi, nel mio covo di libri. Cercavo cose italiane brevi, racconti, e li ho trovati. Anzi... ve li faccio vedere. E a fine post vi faccio vedere Badu e Gandalf. Non è giusto che di certe cose belle goda soltanto io.
Il cinque è anche il compleanno di Ryan Adams, e io anche se so da sempre che esiste, lo sto cominciando ad amare da poco. Credo andrò a ritroso, come faccio ogni tanto con le cose. La memoria a volte non se ne vuole andare, a volte, vuoi costruirtela. 
Così ora cambio, e ascolto lui, anche se è uno di quelli con la tristezza dentro, sempre, e di quella tristezza bella, quella tristezza che non fai bene a nascondere, che è come l'edera.
E a proposito, ora che la mezzanotte è passata, ora torno alla mia edera, alle mie mani di foglia, ve lo metterò lassù il mio disegno inutile, che non è venuto bene. Non ci voleva quel verde chiaro, vivace, le foglie dovevano essere più grandi, dovevo curare e gestire il rapporto di ognuna con la finestra, escludendola o facendocela entrare. E' questo nella mia testa, che dominava prima che arrivasse la mano. Ma poi i colori sono una cosa che va per le proprie vie e il freddo che avrei voluto per lo sfondo, un crema chiaro, non lo avevo, mi manca in queste cere, e il grigio chiaro che era deputato a, l'avevo usato poco prima, e così si è allontanato lasciando il posto a quel verde là, inadatto, ma alla fine, vincitore. Del resto è così che tutti noi vorremmo essere, no? Autunni con dentro la primavera.

Bene, ho finito il disegno... come detto ve lo metto là sopra. Sto ascoltando la cover di wonderwall, di Ryan, e ho finito di bere. Me ne faccio altro? No. Decido di no. Vado a mandare avanti la lavatrice, a mettere i libri rubati per la biblioteca inutile di scuola in macchina, cose tipo lucarelli, quello di almost blue, un libro con la colonna sonora, altre vetrine, altri ricordi, si leggeva tanto, in quegli anni di gioventù, dove trovavamo il tempo? E si ascoltava i Nine inch nails, quel disco, lo trovavo strano, non bello, solo strano, rumoroso. Adatto. Ora lo trovo bello, invece. Invecchio male, non c'è niente da fare. L'ho messo in auto, mi sono ascoltato la March of the pigs, a volume alto, molto alto. Era bellissima. To feel better, chiude. E boh... forse meglio chiudere qui pure io. Prendo altra coca cola, altro rum. Finirò il quadratino di gelo, forse, lo disegnerò, forse, lo vedrete anche voi.


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