domenica 26 agosto 2012

Ascolto le voci dei morti

Oggi ero sul faccialibro. Non uso quasi mai la home del faccialibro. Mi piace tenere lì la pagina dove metto le cose io, e leggo solo le cose che vengono scritte nella colonnina vicino, e se mi capita, vado a commentare.
Non riesco, non riuscirò mai, credo, a girare per le pagine degli altri, guardando quello che han fatto qua e là. Sono uno di quelli che se passa vicino a una finestra aperta si gira dall'altra parte, più che altro perché non ho tempo da perdere, che per vera educazione.

Però oggi c'era uno dei tanti post che insultano il pulcino Pio, condiviso dal Narratore, che poi si chiama Paolo, che diceva che gli italiani sono dei dementi. E per certi versi è vero, è questa la sensazione che danno quelli lì che ascoltano il pulcino pio e ballano il balletto. Però, dopo decine d'anni di pulcini pii, di canzonette ballettabili, finisce che vedo sempre altro, nella demenza degli italici estivi, ovvero questo (copincollo):

"Gli italiani hanno l'estremo bisogno di attaccarsi a qualcosa di straniante e visuale, che lavori per immagini. Se non esistesse la tv, e ora, in parte internet, il pulcino pio non avrebbe futuro, nè passato. E' la tv soprattutto, i media più in generale, che decidono che in un certo momento una certa idiozia qualunque, che in genere non ha colpa e spesso è studiata a tavolino (come questa, che finisce nella lunga collana di perle dei balletti collettivi con le stesse, quasi identiche mosse facilmente replicabili che sta tagliando le nostre vite già da fine 90 e che non trova resistenza nelle coscienze e nel desiderio di sentirsi "dentro", "inclusi", di non dover pensare, sia dalla parte di uno o dalla parte dell'altro - gli odiatori, anche quelli identici nel bisogno) avrà quella eco e quelle conseguenze. Poi magari l'eco è più vasta (e non è questo il caso), ma resta che sono i servizi dei telegiornali scadenti (tutti), dei finti telegiornali, alcune aggregazioni finte giovanili come quel che resta del concetto di discoteca e anche il pessimo, pessimo sistema radiofonico del nostro Paese nei confronti del largo pubblico, i responsabili dei pulcini pii, che ritorneranno, purtroppo, con una costanza sempre peggiore, a rapire menti sempre più bisognose di questa appartenenza umana."
Ora, rileggendo, non ho capito bene nemmeno che cazzo stavo cercando di dire, ma sul momento, fidatevi, il discorso aveva senso e mi era molto chiaro, e soprattutto, mi ha fatto pensare a una cosa, che non c'entra col pulcino Pio, ma con la musica che ascolto sì. Perché spesso, riflettevo poco tempo fa, mi capita di ascoltare la voce dei morti. No, tranquilli, non ho il ho sesto senso e a malapena riesco a leggere in qualche pensiero e la cosa è di solito irritante, intendevo solo che i dischi che ascolto, spesso, sono di gente che è morta, non molto vecchia, e più o meno per qualche tipo di suicidio. Eh, be', ovvio, il processo è: il morto diventa famoso, tu cominci ad ascoltare il morto perché fa figo, il morto ti piace o ti convinci che ti piaccia o millanti che ti piace.
Però io ascoltavo i morti ancora prima, che morissero! Jeff, Layne, Kurt, Shannon, Elliott... bene o male mi piacevano già prima. O comunque mi interessavano, avrei voluto avere di più delle loro cose, ma ai tempi non si poteva, i dischi, per averli, o si li comprava o si trovava qualcuno che li avesse. Insomma... questo era il primo pensiero. E poi, pensavo, non è che certi che ascolto, benché vivi, non si possano inserire in una sorta di morti viventi... Ora, io ascolto ancora i primi due degli Stone Temple Pilots, o penso che i Guns abbiano fatto grandi cose in quei primi due dischi, per non dire degli Smashing, O dei Soundgarden, o di P.J. o dei PJ o dei Red Hot, o che ne so, anche della Amos, o di gente, comunque, che poi è, in qualche modo, morta, significhe questo scomparsa dalla notorietà o semplicemente scivolata in altri ambiti musicali, solitamente più quieti.
Il solito, solitissimo discorso dell'età, di chi canta e di chi ascolta... mi sono detto... Mah... Sarà vero, forse. Il mio prof di statistica diceva che il tempo è il principale ingrediente di tutto, e aveva ragione, ma poi diceva anche che se la variabile X spiega perfettamente la Y, può essere così o può essere, non va escluso, che vi sia una variabile Z che spiega sia X, sia Y. E allora, mi son detto, quale potrebbe essere questa variabile Z? E cazzo, ho pensato, magari è proprio la creatività rabbiosa, non quella che nasce dalla riflessione, o dalla fantasia, ma da qualcosa di distruttivo, e allora tutto torna. Tiri fuori dei dischi galattici, e poi, come in un diagramma di flusso, hai tre vie. Ti distruggi, in qualche modo, perché non riesci a domarti. Ti domi, perchè è normale che sia così, ma non tiri fuori più un cazzo, e diventi normale. Ti domi, perché usi la malattia come cura, e allora tiri fuori altre cose, diverse, purtroppo che non sono più come prima, ma che comunque sono degne, e di solito sono meno rabbiose.
Poi, mentre in questi giorni a grappoli mi venivano pensieri così, mentre adesso, per dire, sto ascoltando il primo dei Blind Melon e fuori, qui intorno, dappertutto, c'è stato un tramonto particolarissimo che vi fotografo e metto qui ma non si vede un cazzo, mi sono ricordato che ieri ho fatto un altro, di questi pensieri legati all'ascoltare la voce dei morti, o morti viventi. Avevo tirato fuori un disco dei Pearl Jam, per festeggiare il compleanno in auto. No Code.
Quello perché poi, Ten e Versus li ascolto fin troppo spesso. Il terzo non lo amo del tutto e ho il cd rovinato, mentre no code l'ho sempre giudicato male, ma solo dopo, troppo dopo, mi sono accorto che era un bel disco. Era, per dire, una fotografia del momento in cui il gruppo si domava, usando la malattia come cura. Vi direi di ascoltare il gioiello che lo apre, Sometimes, ma io avevo fatto la riflessione sul secondo pezzo. Hail, hail.
Ecco.
Ho pensato.
Se questo pezzo uscisse adesso, da uno dei tanti gruppetti tipo Rise against, o Kings of lion o che diavolo so, roba così, che va e viene come le foglie, be', sarebbe un pezzone. Perché lo è. Adesso lo è.
E invece, ricordo benissimo. Già al primo ascolto, all'epoca, pensati "tutto qui?" Non ero contento, non ero soddisfatto. E cazz... ero abituato ad altre cose, mi aspettavo altre cose... E questo era della stessa materia di quelle cose, ma inferiore. Insomma... ero stato critico. Ora lo sono ancora, ma se prendo tutti i pezzi delle varie classifiche diciamo-rock e lo confronto, questo se la gioca con tutti, per non dire che se li mangia anche. E' fatto bene ed è onesto, soprattutto. E allora, pensavo, ho pensato, che la densità media dei dischi è davvero diminuita, calata irrimediabilmente per l'avvento di questa rivoluzione quantitativa che ha peggiorato, invece di migliorare. Si sa, quando la complessità diventa ingestibile servono nodi che la gestiscano, e i nodi, purtroppo, filtrano e vivono di mediocrità, più che di eccezione. Triste ma vero. Servirebbero dei nodi che funzionino in modo diverso, ma sono difficili da trovare e mantenere. E creare, se vogliamo. Pensavo, rispetto a questa cosa dei nodi, alla trasmissione di Rai Stereo Due Dispenser. Chiusa con carognità da non molto, dopo anni di gloria e gestione della complessità per segnalare il meglio, il diverso, e non il mediocre. Servirebbe una educazione alla complessità, anche musicale, se proprio non si riesce con i nodi. Ma come si fa... Non si fa. Insomma, niente, ho finito. Volevo mettere qui i miei pensieri per rileggerli quando magari avrò voglia di non dimenticarli. 
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2 commenti:

Melinda ha detto...

E' sempre bello leggere le tue riflessioni...e sono riuscita a capire perfettamente il senso del pezzo in corsivo...pensiero condivisibile.

gelo stellato ha detto...

no? spiegamelo!
:D

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