Siedo un divano grande, troppo soffice,
Vecchio ma per me nuovo
Come lo sono le cose degli altri
Fatte tue.
Ascolto Cave, i suoi lamenti, le sue preghiere,
E i capelli sciolti faticano
Ancora a lasciarmi in pace il viso.
Bevo un vino bianco con un nome spocchioso
Avanzato da una qualche festa
E dopo le castagne sono caduto
Scricchiolando patatine.
Tu non sei qui, non ci staresti,
Perché qui la poesia è una trappola dolcissima
E la luna ha i fianchi per ballare
E lasciarsi afferrare.
Il fuoco acceso tiene aperta la porta
Il suo crepitio si infila in tutte le canzoni
E il fruscio delle auto è il fastidio
Di un capello sfilato dalle chiappe.
Leggo Olivier Adam e penso alla triste vita
Di chi ha un nome che è anche un cognome ed è ancora un nome.
Nei miei vasi mancano fiori
E stanotte andrò a rubarli
Ma non so ancora dove
Perché l'inverno è venuto a cercare le mie pantofole
E perché i cani da tutti i paesi vicini
Oramai mi riconoscono e abbaiano, come se avessero scoperto i miei segreti
E annusano le cuciture di tutti i miei sogni.
Nel frattempo gioco a tenere in bilico il calice
Sull'equilibrio del ginocchio che piega
Il capo dalla notte all'alba
Ma non annuisce.
Né rinnega.
E ogni disamore troverà un posto
Tra i crimini del soddisfacente.
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