lunedì 30 marzo 2015

divoratore di terra

Andare a correre, di sabato pomeriggio, parcheggiando a caso, in posti dove un tempo sei stato bambino, guardavi i pesci minuscoli, ne sognavi di enormi, di fare il bagno sui sassi bianchissimi. Ti vola davanti un martin pescatore, ed è anni che non ne vedevi uno, di aironi bianchi e grigi ce ne sono sempre, così come di farfalle - di cui cominci a riconoscere la specie - e libellule, che restano sempre distrattamente suddivise in verdi e blu. E dopo un'anatra selvatica grossa quanto un gatto e l'acqua che accompagna l'erba in una sfilata poco silenziosa e impeccabile, ecco che l'animale più bello, dimenticato, è un divoratore di terra, insano, ieratico, che nei suoi toni rugginosi pare dare ai colori intorno una luce impeccabile, icastica; e tutto è bellissimo e delizioso, alla vista dello spirito.


domenica 29 marzo 2015

Tergidispetti

L'eternità ci sta sempre davanti al naso, quando non stiamo fermi e corriamo, più di una lepre o un ghepardo: basta una pioggia un poco convinta e i tergicristalli che si rincorrono senza sosta, uno dispettoso e l'altro permaloso, ad arrabbiarsi invano.


domenica 22 marzo 2015

Albe imprigionate


Non è fatta di gocce, questa pioggia che ha scarabocchiato sulla faccia dell'alba, ma di facce scure e imbronciate, che allungano le mani una verso l'altra per stringersi e bagnare di più, per mettere in gabbia come un prigioniero pericolosissimo la domenica mattina e i suoi dilemmi.


sabato 21 marzo 2015

Il ruffiano e il cacciatore di pantegane




lunedì 16 marzo 2015

Singhiozzi temporali

Ti svegli che non ti pare d'esserti addormentato, rannicchiato, spegni prima i foo fighters e poi gli smashing. La terza sveglia non la ricordi nemmeno. Ti svegliano col caffè, di nuovo. Sei viziato. Lo bevi con gli occhi ancora chiusi. Vai in bagno a pisciare dopo aver acceso la radio e fatto partire Gallagher, che tanto assomiglia ai Beatles, a volte, o ai vecchi Oasis, che poi è lo stesso, ma scrive ancora qualche bella canzone e male non fa. Tenti di leggere un paio di pagine dei Grimm, ma ne lasci a metà una che parla di una gallina magica, perché sei troppo rinco anche per quelle. Torni nel letto, ti alzi, accendi il pc, bevi del succo di pomplemo dal cartone, ingoi della macedonia, ti ficchi davanti alla tastiera e liquidi un libro per bambini, sistemi oggetti, carte, vestiti sparsi, esci e spacchi legna. Hai le cose da fare e le alterni. Legna-blog-legna-mail-legna-blog-legna-lenti-legna... aspetti che piova ma non piove ancora. Ti manca da andare nell'altra casa a prepararti il pranzo e la legna per stasera e decidi che sono le dieci e ce la puoi fare a fare una corsa, la fai, poi la doccia, un caffè, altra macedonia, nel tempo di tutto questo hai ascoltato un paio di dischi. Durante una cagata hai finito l'altra metà dei Grimm, la favola non t'è piaciuta. Hai coccolato il gatto, il cane, spostato una gabbia. Hai ficcato in una borsa libri da restituire, una lista di cose da fare che perderai. Metti su chiavetta i file per lavorare a un lavoro mentre sei a un altro. Sei tardi, come sempre, prepari l'insalata, olive, mais, pomodori... corri di là a finire, prendi il pollo, porti la legna, guardi le viole, pensi a dove seminare i peperoncini, a cosa dipingere sul muro, stai per partire ma hai dimenticato il telefono, ripassi a prenderlo, sei più tardi ancora, mentre guidi leggi, detti messaggi, ascolti un terzo disco nuovo, a pezzi. Non è ancora mezzogiorno e ti pare di aver messo in cantiere una giornata intera. Devi comincare a lavorare e ti chiedi perché sei fatto così male, con questa smania di fare cose, dirompente, una via l'altra, e in mezzo a queste altre cento che ti sei sicuramente dimenticato. Provi a ricordarle... hai giocato a zombi tsunami, cambiato la disposizione delle icone sul telefono, scannato dei disegni... decidi che è inutile ricordarne ancora, di sicuro ce ne sono. Continuerai così fino a sera, nei buchi, per ricominciare dopo la mezzanotte, dopo aver portato a casa la donna, preparato le cose per il giorno dopo... a fare cose, farne altre, perché senza aver fatto qualcosa di tuo, ad andare a dormire, non ci riesci. E' come arrendersi, e arrendersi e peggio che perdere, foss'anche il tempo, il tempo soltanto.


domenica 15 marzo 2015

Isis, Gandalf, Badu






sabato 14 marzo 2015

Un pestaggio



È un sabato buono per andare a vedere un fiume, 

Per andare in macchina e riprendersi

Le proprie canzoni:

Gli Otto Ohm, gli Starsailor, i vecchi Marlene, 

Persino Lorenzo con le sue trecento parole d'amore. 




Accelerare e frenare poco, 

Battere il tempo sul volante fino a farlo sanguinare. 

E se sangue, come ben sappiamo, non ne ha, 

Pregarlo di camminare piano, 

Di tenere lontane da noi il più possibile le ombre 

Della sera.


Intrico

Da non uscirne, di legno
E di terra, di torba
E di bastone conficcato nella mota;
Di questo è la gabbia, l'intrico,
La parete della casa inabitata,
Ma prigioniera di un bosco.
Il vento a volte guaisce, sposta, dirama,
Divampa lo scricchiolio come attendesse l'edera
Che non verrà, non degnerà né lui né me.
L'osservo, sinuosa, sul muro ruvido del camposanto
Perdersi in smancerie.


giovedì 12 marzo 2015

Rendi


Rendi questo abito di valanghe e tormenti,
Rendi il solco tracciato
Sul viso ostile della cupidigia.

Rendi sterile il livore.

Rendi le tasche, le scarpe,
Rendi ciò che non puoi allacciare
O regalare
O sciogliere.

Rendi le contaminazioni ai rendiconti,
Ai rendimenti, alle rendite, 
Perché non è inglese
Non è trendy,
Né brucia quanto il brandy.

E se prendi, o se t'arrendi
E' perché gli incubi non sono tutti brutti:
Alcuni
Sono orrendi.




mercoledì 11 marzo 2015

Senza chiamarci per nome


Gli archi, sopra i nostri fiati
Intonsi,
Sono ombra smarrita.
Siamo rimpianto feroce,
Incisi
Sulla memoria trasfigurata,
Io, tu, i figli che altri hanno avuto per noi.
E' tutto qua: moriremo,
Senza chiamarci per nome un'altra volta.




 

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