lunedì 25 marzo 2019

Al ladro, al ladro


Ruberò la luna
Ai lunatici e il sole
Ai solitari.
Non sono forse uno che corre
Con una rosa in mano?

E una spina nel palmo
Sudato
Spinge di curiosità
S'avventa sull'aria del respiro
Chiede di essere risparmiata
E lo sarà.
Non sono forse uno che osserva
Un trattore calmo
In un cortile buio?

Con più direzioni
Degli indici che porto a spasso
Uno incauto e disattento
Uno multiplo di nessuno
Uno spasso.

Si fa presto a giudicare i buoni
Si fa presto e in fretta e intanto
E' come strattonare la foglia al ramo, si fa
Di ogni caduta un proprio e altrui
Nemico.

Ruberò ancora allora
Il piede al calcio
E la mano al ceffone;
L'occhio all'occhiale
Che detesta e il cuore
All'ombra tenebrosa
Della foresta.

E le gambe ai tavoli
Le orecchie ai quaderni
Le mani al colore
E le dita




giovedì 7 marzo 2019

Menzogne da poeta


Mi vedi fermo ma sono
In continuo movimento.
La barba cresce e così
Le unghie,
I capelli prima
Di cadere.
In movimento continuo la pelle
Che raggrinzisce, squama, accompagna
Le mie smorfie mentre rincorre
Il tempo
Si bagna
E gonfia di sudore
Polvere
E tratteggia di contorno
I pori.
Arrotonda
Lo stomaco di frittelle e carnevali
Di bicchieri vuoti, tintinnati.
Arrocca
Il folletto delle palpebre:
Sbatte le ciglia, bandiere al vento.
Non posso, non mi so
Fermare
Di briciole di movimento si nutre
Il crescere, l'invecchiare.
Non si muore in una volta
E' menzogna da poeta
Di chi bugiardo avvezzo muta
E colora anche la bianca luna
Di luminoso argento.


martedì 19 febbraio 2019

Con la precisione dello scrivano


Provo a ricordare, stasera
Con la luna smussata e lisa
Dal crescere nel suo pieno, sopra la piazza.
Provo con qualche volto, nel gesto, 
Nella ruga della battuta, o nel frusto
Senso del linguaggio quotidiano.
Fissare alcune frasi con la precisione dello scrivano
A fine giornata
Puntine colorate sulla tenerezza del sughero
Di questa lavagna vissuta
Per una manciata d'ore, in una domenica di febbraio.
Su nessuna ho dalla mia l'inesorabilità
Della perfezione:
"Vado a pagare", hai detto?
O era un semplice "Pago io"?
Quanto poco ascoltiamo.
Decliniamo le parentesi di silenzio
In favore del brusio,
Del contorno scosso del bagolaro
Dagli schiaffi della tramontana:
Lui, come tutto ciò che è pronunciato
Svapora nell'azzurro o nel ciano
di un imbrunire amaro.



lunedì 11 febbraio 2019

Il libro cominciato


Leggo a voce alta il libro 
Che mi regalasti:
Impastate 
Queste grandi lettere dal rum
E James Blake si lamenta
Dei suoi amori perduti
In un modo bellissimo.

Il fuoco non ne vuole sapere
Di scoppiettare nel giusto modo
E dal frigo manca una birra:
Ladro mio padre.

Nel silenzio delle case disabitate
Pochi servitori e molti padroni
E il compendio delle ombre
S'accascia al suolo strusciandosi
Sulla luce finta e puttana della porta.

E ora di dormire
Aprire le costole
Mettere il cuore in una scatola
Di plastica
Sul davanzale del bagno
Vicino alle lenti a contatto
E a un libro cominciato.


sabato 9 febbraio 2019

Consonante poesia


La prima consonante non è
Una scelta,
Un cammino confidato;
Non è il ramo da cui pende
Il fazzoletto smarrito.
Misura l'ardire del verso
Il vagito glauco del pensiero
L'ascolto ritorna, insiste
Soggioga l'emozione e
Ogni parola aggiunta è
Epifania taciuta.
Sottraendo
S'allunga il guinzaglio
Ai giorni.
Come sottrae stelle la luna, come
Dileggia fantasia l'abbaglio, come
Disarma gravità fortuna.
Tu, poesia, tu ancella rimani
Sottrai peso e noia e consonanti
Alle parole inadatte
Restituisci spazio alla carta, alla penna
Ridai tensione.
E perdonami se verso in te emozione
Se scavo magrezza
Hai cominciato tu, consolante,
Per l'eternamente 
Rifiutato invito.


giovedì 7 febbraio 2019

Castelli


Era meglio averti
Aspettarti
Portarti i dischi nuovi, leggerti
I vecchi libri e le poesie
Di chi dura in grazia verso a verso
E melodia nella tasca, tentoni.
Le mie piuttosto, non so
Non ho provato mai, ma era
Meglio averti:
Carezza da sciogliere in viso
Come un'abbazia nel bosco
Il sorriso.
Non siamo qui per restare
Ma abbiamo rifiutato 
E dimenticato castelli
Costruiti per noi dalla sabbia
Dall'aria e dalle ombre.
Superbi e boriosi, noi, 
Come potessimo trovare
Superbe e boriose vastità
Allo schioccare delle dita
E invece no.



domenica 27 gennaio 2019

Attesa luna



Siamo qui per aspettare.

I rumori della vite che stringe
La vita alla caffettiera;
Della porta
Che libera il latte dal frigo:
Né cigolio, né soffio.
Il sospiro del rubinetto,
Il crocchiare disorganico del fuoco
Premuto dalla ghisa.

Aspettiamo questo.

E sincera, frivola, gretta,
La nostra sfinge inginocchiata
Non sa le risposte, né le brama.

Siamo ad aspettare i castelli
In aria, che qualcuno ci dirà
Costruiti sulle briciole di pane
Della cena.
Dalle porte, dai portoni sciamano
Amici e amanti mai avuti.
E ancora li aspettiamo.

Siamo stati amati, più volte,
Cittadini di un regno compromesso
Fuggiaschi
Abbiamo voluto ciò che ci voleva
                                            [tradendo.
E tradito indomiti
Le viscere e le eccezioni,
Gli entusiasmi e le nostalgie.

Cosa aspettiamo adesso?

Non abbiamo forse messo da parte il denaro
Per la bara nostra
E dei nemici?
Quello che ci aspetta non è
Pantomima o epifania.
La luna rotta dall'eclissi
Tornerà da sola
Tra qualche anno.


giovedì 10 gennaio 2019

Polvere malinconica


Cancelliamo con gesti ripetuti
Le vergogne a cui abbiamo dato il corpo
                                                  [di un gesto.

Il nero dell'ombra, del buio,
Dell'oblio e dell'inchiostro.

Il bianco del silenzio, del vuoto,
Delle lenzuola e della dimenticanza.

Nei grigi camminiamo adagio,
Disarmati, offesi, guardinghi,
Sollevando una polvere leggera
Che posa e dà corpo
Alle malinconie.

Bisognerebbe correre, suvvia!
Inciampare e sbucciarsi le ginocchia,
I palmi, il viso.

Calpestare e spingere chi precede
Guardingo e offeso e disarmato.

La polvere dai nostri calcagni
Poserà sui loro.


lunedì 7 gennaio 2019

Soldati




























La pagina ride di 
Come Ho messo le parole 
In fila. Un sorriso privo di denti
Tra i quadretti feriti dall'inchiostro e l'inchiostro disseccato e sterile.
Un canto è anche quello della portiera dell'auto del padre, nel cortile buio.
Un canto è lo sputo bollente del caffè sopra il suo profumo
E un canto svela al bicchiere il gluglu della 
Bottiglia nello sbattere dei vetri.
Il soldato marcia ancora, 
Per l'esercito 
Del tempo.
Fanti
I secondi
Generali gli anni
E ogni orologio è un fucile
Carico che dondola il palmo.
Ma i soldati, nella mia lingua sono 
Fiori disegnati da una mano ingenua negli orti e nei cimiteri.
Ci sono stagioni dove l'acqua marcisce, altre dove ghiaccia e spacca il vaso.
Ci sono stagioni l'acqua disseta il sorcio
E la zanzara.


Epifania


Ravvivo il fuoco,
Che spinge e sgambetta sulla ghisa
E sul fumo, le lingue,
Parlate stanotte, sono quelle dell'epifania
E della galaverna, già pronta a stendersi
Per aspettare l'alba.
Parlate stanotte, voi di Orione e Sirio,
Leggete nei fumi di chi governa le ceneri
E salutate le scintille pagane
I sassi delusi
Dalla pozzanghera gelata, i cirri
Che da tanti giorni trattengono
Pura la neve.

La birra gelata, qui, non ferisce il bicchiere, né
Offende il palmo, il silenzio
Non è muro ma finestra
Accostata, misurata dalle tende ricamate
Da mia madre.

Non guardatemi, quando rintoccherà la rosa
Sui bordi del bicchiere:
L'ho rubata, non potevo fare altrimenti.
Era l'ultima, era il cuneo che ha crepato 
L'inverno.
La spaccatura avrà il profilo di un'amante,
Il naso scheggiato dal pianto.
L'uomo della pace cercata, 
Mano nella mano, la porterà
In un deserto di appuntamenti
E aperitivi.



 

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